Ecosistema Scuola, il rapporto di Legambiente sugli istituti italiani

Le cose possono migliorare, e di molto. Ma la crisi non aiuta, nuovi tagli e meno investimenti, più alunni per classe e meno attenzione alla sostenibilità. L'eccellenza lombarda in calo evidente, Brescia mantiene gli standard

Le cose cambiano, forse troppo lentamente, e la scuola italiana arranca ancora, alle prese con le nuove difficoltà della crisi e con le vecchie difficoltà del passato. Poi ci si mettono i tagli governativi, gli edifici ormai invecchiati, le classi troppo numerose: c’è ancora tanto da fare, ci sono troppe questioni irrisolte. Questo il racconto italiano che emerge da Ecosistema Scuola, il rapporto annuale pubblicato da Legambiente che prende in analisi diversi fattori del buon funzionamento delle scuole italiane, dall’edilizia scolastica ai nuovi progetti di sostenibilità, dalla mancanza di una seria anagrafe degli istituti alle necessità di interventi mirati e precisi.

Nel maggio 2009 il CIPE aveva stanziato circa un miliardo di euro per il miglioramento della situazione. Ma, spiegano da Legambiente, “i finanziamenti dati a pioggia e senza un approccio programmato e continuo non hanno cambiato il quadro dello stato complessivo nazionale degli edifici”. Il 37% dei quali infatti risulta ancora bisognoso di un’urgente manutenzione e, dato ancora più preoccupante, nel 60% dei casi risulta costruito prima del 1974, l’anno dell’entrata in vigore delle norme antisismiche. A cui si aggiunge una mancanza evidente di un quadro oggettivo del reale stato delle cose.

“Gli stessi fondi CIPE – si legge ancora nel rapporto – avrebbero seguito un’altra metodologia, e un criterio di maggior trasparenza nell’affidamento, se solo si avesse una fotografia obiettiva dello stato dei nostri edifici scolastici territorio per territorio”, nell’ottica di “una condivisa individuazione delle priorità”. Poi di nuovo: “E’ recente l’allarme lanciato dall’Ordine dei Geologi circa l’insicurezza dei nostri edifici scolastici, con l’assenza di certificazioni”. Quasi a voler dimenticare la tragedia de L’Aquila, o il crollo del controsoffitto del Liceo Darwin di Rivoli in cui perse la vita un giovane studente.

Cose che si complicano ancora di più se pensiamo alle cosiddette classi pollaio, quelle che vanno oltre ogni limite, tanto che secondo una recente stima sono più di 2200 classi in tutta Italia in cui si contano più di 30 alunni. E la crisi certo non aiuta, la crisi porta a nuove difficoltà nel “mantenere gli standard di alcuni servizi”, con le esternalizzazioni dei servizi di mensa, la disattenzione nel confronto della gestione dei rifiuti, la costante diminuzione del servizio di scuolabus, e non solo al Centro Sud. Per fortuna qualcosa di buono c’è ancora, nuovi monitoraggi per la rimozione dell’amianto, nuova attenzione a pratiche più sostenibili. Ma nel rapporto Legambiente non rinuncia ad elencare una lunga serie di richieste, “per migliorare le condizioni dell’edilizia scolastica”.

Su un centinaio di capoluoghi di Provincia esaminati, in cui come sempre “spicca per virtuosismo” il Trentino Alto Adige e Trento, se la cavano bene anche le città emiliane (Reggio Emilia, Parma e Ravenna), le realtà della Toscana (Prato, Livorno, Siena e Firenze) e, un po’ a sorpresa, diversi capoluoghi piemontesi con Verbania al secondo posto in assoluto e Asti e Torino non troppo lontane. La Lombardia pare un po’ indietro anche a causa di una riduzione del quasi 50% di ogni intervento effettivo, alla faccia della buona prassi e dei buoni investimenti di cui Roberto Formigoni ha sempre fatto il proprio cavallo di battaglia.

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E a Brescia come va? Nella graduatoria complessiva si piazza al 25mo posto (e non è male) con una percentuale di soddisfazione di poco superiore al 52%, perdendo però efficienza e posizioni nella graduatoria delle buone pratiche (dallo scuolabus alla sostenibilità, dalla mensa biologica alla raccolta dei rifiuti) fino alla posizione numero 38, appena dietro a Lecce, Pistoia e Frosinone. Una sistemazione pressoché statica anche nella graduatoria del rischio, dove tra amianto e zone sismiche, radioattività e inquinamento, quelli che stanno peggio stanno a Belluno, Trapani, Pisa, Piacenza e Vicenza.

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