Operaio morto per un tumore ai polmoni: assolti i datori di lavoro

L’accusa era quella di omicidio colposo, ma sei dirigenti delle acciaierie per le quali ha lavorato sono stati assolti.

È morto nel 2010, a 68 anni d’età, e da allora i suoi familiari - i sette figli e la moglie - attendono giustizia. Ora che il primo grado di giudizio è stato archiviato, tutte le speranze sono riposte nell’appello. A sette anni dalla morte di Italo Ravera, residente in città, a San Polo, nato in Cile da genitori italiani, ieri, venerdì 30 giugno, si è celebrato l’atto finale del processo di primo grado. 

Riconosciuta nel 2006 la sua invalidità al 100% da parte dell’Inail, a causa del tumore contratto nel 2005, Ravera è morto dopo quattro anni. Nella sua vita professionale l’uomo lavorò - tra l’89 e il 2001 - per le industrie bresciane Lucchini Spa (Sarezzo) e Mombelli Srl (Prevalle), operaio sulle gru di conferimento materiale per la colata e per la realizzazione delle anime in resina.  

Il reato contestato dall’allora sostituto procuratore Michele Stagno aveva portato alla sbarra sei dirigenti delle due acciaierie. Il processo, iniziato a novembre 2016, ha visto la convocazione di otto udienze prima della sentenza di ieri. Le parole dell’avvocato Laura Saramondi, legale della famiglia Ravera, riportate da Il Giorno: «Il giudice ha in un colpo solo eliminato tutti i testimoni di parte e detto no al confronto tra i consulenti. Una sorta di processo senza processo. Aspettiamo le motivazioni dell’assoluzione poi procederemo con il ricorso in Appello perché esistono gli elementi per percorrere questa strada. Per i familiari è stata davvero una doccia fredda».

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