Mal-aria a Rezzato e Mazzano: 3mila tonnellate.. di Italcementi

La lunga battaglia di Legambiente per migliorare il progetto iniziale: meno inquinanti entro il 2018. Ma un monito importante: "L'aumento della produzione è proporzionale all'aumento delle emissioni"

Questa volta è davvero finita, e Italcementi ha avviato i lavori di ampliamento dell’impianto di Mazzano e Rezzato, con un aumento delle metrature esterne e la costruzione di un nuovo altoforno, in prospettiva di un aumento della produzione accompagnata però da un rinnovamento tecnologico che comprende tra l’altro l’applicazione di una serie di filtri d’avanguardia, in grado di ridurre le emissioni inquinanti del 75% entro il biennio 2018/2019. Ma se il sindaco di Rezzato promette la vigilanza costante e il sindaco di Mazzano non può che augurarsi che la sfida di Italcementi venga rispettata dall’azienda multinazionale, qualche dubbio rimane, anche e soprattutto se riguardiamo il ‘vecchio’ dossier Mal’Aria pubblicato da Legambiente nel 2009.

L’area interessata, che parte da Brescia e arriva quasi alle estremità della Valtenesi, è una delle più inquinate della Pianura Padana, e dunque d’Europa. “La nostra posizione è più che nota – racconta a BresciaToday il professor Raffaele Forgione, presidente del circolo Legambiente di Mazzano – noi comprendiamo le esigenze dell’azienda ma ci sembra impensabile aumentare la produzione in un contesto ambientale come questo. Certo, rispetto al progetto originario le cose sono migliorate, ma il significativo incremento della produzione non è certo un beneficio per la popolazione. Se la produzione è proporzionale alle emissioni..”.

Italcementi Group incrementerà infatti l’attuale produzione fino a 3mila tonnellate giornaliere, promettendo però la riduzione dell’impatto emissivo. Una lunga battaglia che ha coinvolto anche Legambiente, tra una straordinaria raccolta firme (5mila!), proposte alternative, assemblee e conferenze. “A questo punto noi non possiamo fare le barricate – continua Forgione – e dobbiamo credere che se il protocollo verrà applicato coerentemente le nuove tecnologie consentiranno una riduzione degli inquinanti rispetto all’impianto esistente, un vero catorcio”.

“Non si può sorvolare sui dati dell’inquinamento dell’aria, rilevati da rapporti e documenti anche di enti terzi, e da un’analisi approfondita costata circa 100mila euro. Questa è la zona effettivamente più inquinata, la zona peggiore: se a Brescia si registrano 150 mg al metro cubo di PM10, qua si superano abbondantemente i 170”. E la mal’aria si sa, non si ferma certo ai confini comunali. Come ricordano gli attivisti del Codisa, che non sono poi così distanti dal mastodontico impianto di Mazzano e Rezzato.

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“Si aggiungono criticità ad una zona che ne è già colma, l’area a Sud Est di Brescia – commenta Gabriele Avalli – una delle aree più inquinate d’Italia e d’Europa. E anche stavolta due pesi e due misure, quando da una parte le amministrazioni spingono per un blocco al traffico che limita i cittadini e dall’altra assistono all’espansione delle industrie”.

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