Catene, batteri, mucche infilzate col muletto: i video shock dell’Italcarni

Proseguono le indagini sull’inchiesta che ha portato alla chiusura dell’Italcarni di Ghedi: la Procura avrebbe fatto installare telecamere nascoste per riprendere in ‘diretta’ i terribili maltrattamenti subiti dagli animali

Bovini al macello (foto d'archivio)

Emergono nuovi e inquietanti particolari sull’inchiesta capitanata dalla Procura di Brescia e dalla Guardia Forestale, che ha portato al sequestro preventivo dell’azienda di macellazione Italcarni di Ghedi. Scene di maltrattamenti che sarebbero state riprese minuto per minuto dalle telecamere nascoste fatte installare dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani: filmati che ora diventano pesantissimi capi d’accusa.

Confermata l’ipotesi che molti animali arrivassero ai cancelli dello stabilimento già morti, e chissà da quanto tempo. Per non parlare poi dei maltrattamenti che sarebbero diventati un’abitudine: bovini agonizzanti trascinati sul pavimento agganciati a delle catene, prese a bastonate per entrare all’interno del macello. Ma addirittura sollevate di peso con i bracci meccanici dei muletti, addirittura infilzate in un bagno di sangue.

Sarebbero queste le immagini riprese dalle telecamere che hanno permesso poi alla Forestale di effettuare il blitz. E pare che il pessimo trattamento subito dagli animali poi incidesse sull’effettiva qualità della carne: in alcuni campioni, sempre secondo la Procura di Brescia, sarebbero state trovate concentrazioni di batteri anche 50 volte superiori a quelle consentite dalla legge, tra cui la salmonella.

Gli indagati: sei in tutto, tra di loro anche due veterinari dell’Asl della Bassa. Si sarebbero occupati del monitoraggio ‘ufficiale’ del buon funzionamento della Italcarni, spesso chiudendo un occhio o forse due. Pare che comunque anche l’azienda si fosse attrezzata, e si fosse dotata di un accurato meccanismo per autocertificare la provenienza e la ‘salute’ della carne poi macellata

Oltre ai due medici – accusati in concorso di adulterazione e contraffazione dei cibi, poi falso ideologico in atto pubblico – risulterebbero indagati anche il titolare dell’azienda e tre sue fedeli collaboratori. Accusati invece di adulterazione e commercio di sostanze alimentari nocive, frode in commercio, maltrattamento di animali, attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

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