Giovane mamma uccisa e bruciata: il Riesame valuta i domiciliari per Chiara

L'avvocato di Chiara Alessandri chiederà al Riesame gli arresti domiciliari: la donna è accusata di omicidio e distruzione di cadavere

Stefania Crotti e Chiara Alessandri

L'avvocato di Chiara Alessandri, la donna accusata di omicidio e distruzione di cadavere per la morte di Stefania Crotti, martedì mattina chiederà al Tribunale del Riesame di poter ottenere gli arresti domiciliari per la sua assistita. Un modo per star vicino ai suoi tre figli ancora piccoli, tra cui una bambina con disabilità: al momento sono stati affidati alla madre di Alessandri, la 77enne Clara Camadini.

L'incontro con la madre

La decisione del Tribunale è attesa entro un paio di giorni. Intanto le due donne si sono già incontrare, in carcere, tra lacrime e abbracci. “Mi chiedo come sia possibile – questo quanto avrebbe riferito la madre – Come sia possibile che mia figlia abbia potuto fare una cosa del genere”.  Indagini in corso, ma quanto accaduto purtroppo è noto a tutti.

Alessandri avrebbe ucciso a martellate la 42enne Stefania Crotti, nel garage di casa a Gorlago, in provincia di Bergamo: la considerava la sua rivale in amore, dopo aver avuto una storia (poi conclusa) la scorsa estate con Stefano Del Bello, marito di Crotti. Cosa è successo in quel garage e cosa è successo dopo è ancora al vaglio degli inquirenti.

L'omicidio e l'autopsia

Sta di fatto che Crotti è stata ritrovata morta carbonizzata nelle campagne di Erbusco. Alessandri l'avrebbe caricata in auto dopo averla probabilmente legata con dei laccetti da elettricista: circostanza sempre negata dall'indagata. Si attendono i risultati definitivi dell'autopsia sul corpo della giovane mamma uccisa, per verificare l'eventualità che sia stata bruciata viva, che sia stata data alle fiamme quando ancora respirava.

Le richieste dell'avvocato

A detta del suo avvocato, Gianfranco Ceci, Alessandri sarebbe molto preoccupata per i suoi figli. La donna è in carcere a Verziano: tra le richieste del legale, oltre ai domiciliari, anche il trasferimento del fascicolo da Brescia a Bergamo, per competenza territoriale. Se le richieste fossero respinte, del caso continuerebbe ad occuparsi la Procura di Brescia, e Alessandri rimarrebbe in carcere, ma con la possibilità di incontrare la madre almeno due volte a settimana.

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