Gioco d’azzardo, il nuovo male sociale d’Italia. A Brescia 30mila a rischio

La ludopatia come piaga della modernità, lo Stato italiano sospeso a metà tra la prevenzione e i guadagni facili. Una storia di soldi sporchi, di crisi familiari, di pubblicità da cancellare. E a Brescia si spendono 1200 euro a testa

Il gioco d’azzardo come pericolo sociale, malattia incontrollata che può provocare tensioni prima psicologiche e poi relazionali, crisi familiari e caccia ai creditori, per giocare ancora quel poco che basta, “perché tanto prima o poi vinco”. Si comincia con poco, si finisce con tantissimo: e lo spettro delle opportunità italiane purtroppo è molto vario, molto ricco, dalle slot machine presenti in ogni bar o quasi, le sale slot che nascono e proliferano come funghi in un’umida primavera, i gratta e vinci colorati e accattivanti, il Lotto e i suoi derivati, estrazioni quotidiane e la possibilità di puntare ad ogni ora, le scommesse, le quote e le giocate.

Anche Brescia scopre la sua malattia, 30mila persone concretamente a rischio e che hanno un disperato bisogno d’aiuto. Economico prima e psicologico poi, perché quando sei dentro difficile che ne esci. E la media fa paura, davvero, ogni bresciano spende più di 1200 euro all’anno in giochi d’azzardo, ed è la solita media del pollo. “Il gioco d’azzardo è una piaga sociale paragonabile a quella della droga – ha spiegato un paio di giorni fa il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione – Negli ultimi anni abbiamo portato sotto casa, alla portata di tutti. Il peggio è stato quando lo abbiamo portato in rete”. Eccolo qua, il videopoker, le pubblicità televisive, i campioni dello sport che sorridono e appoggiano le loro fish sul tavolo virtuale.

Ogni giocatore patologico costa alla società circa 38mila euro all’anno – ha aggiunto la senatrice Api Emanuela Baio, basandosi sui dati dello studio ‘Social cost of gambling’ – Tra costi diretti, trattamenti ambulatoriali e ospedalieri, la protezione dei giocatori, la ricerca e la prevenzione, i procedimenti legali e i crimini legati al gioco”. Lo Stato italiano si trova così sospeso a metà tra i facili guadagni e le facili entrate dell’azzardo e i problemi che da esso derivano, il rischio di una generazione di nuovi malati, alla ricerca di quell’ultima giocata che potrebbe portare soldi e fortuna.

“Mettere insieme i vari pezzi, dall’ordine pubblico ai poteri dei sindaci – dichiara il ministro alla Salute Renato Balduzzi – Dobbiamo riconoscere la malattia, dobbiamo controllare la pubblicità, per tutelare i giovani e i minori”. Parole, parole e parole. Perché ormai il gioco è alla portata di tutti, difficile che gli interventi siano davvero efficaci, nella società del profitto sarebbe controproducente andare contro agli interessi del guadagno.

 E infatti il ministro all’Integrazione Riccardi ce la spiega così: “Non dobbiamo criminalizzare il gioco in sé, occorre investire sul tema della trasparenza sulle politiche del gioco”. Sono quasi 2milioni gli italiani che giocano ogni giorno, tutti i giorni e tutto l’anno: italiani ludopatici, se non li prendiamo adesso non li prendiamo più. Anche la stampa ha le sue responsabilità, quando una vittoria diventa una notizia, soldi che nascondono una malattia già in fase avanzata.

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