Quinzano, farmaci scaduti per bambini: «Malasanità quotidiana»

A poche settimane dalla scandalosa vicenda che ha coinvolto un pediatra bresciano di Quinzano d'Oglio proseguono le indagini per accertamenti e verifiche: gli avvocati di Assistenza Legale pronti a difendere le famiglie

Una vicenda che aveva scosso e non poco la cronaca bresciana, i medicinali scaduti ritrovati nello studio medico di un pediatra bresciano, solo successivamente si è venuto a sapere che si trattava di una struttura di Quinzano d’Oglio. Un professionista stimato, su cui però pesarono le segnalazioni di alcuni genitori: oltre 200 confezioni di medicinali, presidi medici e prodotti destinati all’infanzia scaduti tra il 2008 e il 2013. Quindi il blitz dei Carabinieri del NOE, poi il deferimento dello stesso alla Procura della Repubblica: farmaci posti sotto sequestro, e per il dottore accusato è scattata la ovvia denuncia. La preoccupazione si è diffusa, mentre la storia un po’ è finita nel dimenticatoio.

“E certo non è la prima volta nella storia italiana recente – spiega l’avvocato Cristiano Cominotto, presidente di AL Assistenza Legale – i casi di malasanità nel Belpaese sono ormai quotidiani”. Eppure è da meno di un ventennio che i medici ‘sospetti’ sono chiamati ‘in causa’, un tempo nessuno si sarebbe mai sognato di intentare azioni legali verso ambulatori od ospedali. Una vicenda su cui ovviamente ci si muove con cautela, il tempo delle indagini non si è ancora concluso. “Si deve comunque partire da un assunto – continua Cominotto – Se un medico sbaglia, è giusto e dovuto che paghi. Nel caso bresciano l’illegalità comincia fin da subito, il reato sta già nel fatto di non aver smaltito i farmaci scaduti. Altro discorso è il danno che può aver causato in caso di somministrazione, ma non abbiamo notizie in merito”.

Dunque aspetto penale, il reato in sé, ma aspetto anche civile, nel caso estremo di una somministrazione non dovuta con conseguenze, gravi o meno gravi, che possano aver coinvolto i piccoli pazienti. “Nello storico esistono casi limite, e medicinali che hanno provocato danni irreversibili. Ma ogni ‘mossa’ deve seguire un processo di cautela, sulla base di un semplice nesso di causalità. Ovvero la ricostruzione di un determinato fatto sulla base dei presupposti che lo hanno preceduto”.

Ma se, ipotesi malsana, un paziente qualche danno lo avesse subito? “In tal caso non servono avvocati o giudici. Prima tutti abbiamo bisogno di un altro medico, un medico legale che si occupa direttamente della verifica dell’operato di altri medici. Sulla base dei sintomi, o della cartella clinica, per dimostrare che il paziente era in cura dal medico poi accusato, o la tipologia dei farmaci somministrati. Altro problema si lega all’entità del danno: può essere temporaneo o permanente, stabile o crescente. Casi da valutare singolarmente, in base alla loro specificità”. Come detto, casi limite, e che non si legano direttamente alla vicenda di Quinzano.

Su cui l’ultima parola spetta alle indagini: saranno gli inquirenti a determinare se esistono gli estremi per un’eventuale somministrazione, e se vi è la necessità di una mappatura di tutti i pazienti. Rimane quindi una sola e precisa ipotesi di reato, la detenzione di farmaci scaduti. Comunque illegale, conclude Cominotto, “che abbia fatto danni o meno, anche se li ha tenuti solo per sé”. Da Assistenza Legale intanto, l’associazione di avvocati nata nel 2007 e che da anni opera in Lombardia, l’augurio che l’ipotesi di reato rimanga davvero una sola.

Perché, in caso contrario, “dovremmo escludere la possibilità di un semplice errore medico, e dovremmo parlare di vera e propria truffa”.

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