Rinchiude i genitori e la figlia, dà fuoco alla casa: chiesti più di 5 anni di carcere

Nel settembre scorso la strage sfiorata di Passirano: il protagonista, attualmente in carcere, il carabiniere 35enne Fabio Di Marzio. Chiesti più di 5 anni

Foto di repertorio

Un raptus di follia ma che poteva concludersi con una strage: in quel momento, in casa, c'erano i suoi genitori e pure la figlia, di appena 12 anni. In crisi (anche psicofisica) per la separazione dalla moglie e parzialmente incapace di intendere e di volere (così ha confermato la perizia del Tribunale) aveva chiuso dentro casa sia i suoi genitori che la figlia piccola, aveva spezzato la chiave nella serratura ma non prima di aver dato fuoco ad alcuni peluche della bambina, per appiccare un incendio.

Tentato omicidio e incendio doloso

Cinque anni e quattro mesi di reclusione, per tentato omicidio e incendio doloso: è questa la richiesta di pena del pubblico ministero Erica Battaglia, nei confronti del carabiniere (attualmente sospeso, ma non ancora congedato) di 35 anni Fabio Di Marzo, il militare che alla fine dello scorso settembre diede fuoco all'abitazione in cui viveva con i genitori, in Via Don Minzoni a Passirano.

Salvi per miracolo

Attimi concitati: solo il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, che avevano sfondato la porta e spento l'incendio, ha permesso di evitare il peggio. Erano stati i vicini di casa ad allertare i soccorsi. Di Marzo non si era nemmeno allontanato, ed era stato subito intercettato e arrestato dai carabinieri.

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Attualmente è in carcere a Monza: la prossima udienza è stata fissata al 27 maggio. Il processo prosegue con rito abbreviato: il suo avvocato avrebbe chiesto la derubricazione del reato che gli viene contestato, appunto il tentato omicidio. Per il pm le circostanze invece ci sono tutte, ed è per questo che sono stati chiesti 5 anni e 4 mesi. Poco più di un mese e si vedrà.

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