Il sogno realizzato di Giancarlo: regalare un futuro "ai ragazzi di strada" peruviani

La storia di Giancarlo Sardini, che 15 anni fa ha lasciato tutto ed è partito per il Perù. Ha trasformato l'amore per la montagna nell'occasione di una vita migliore per i campesinos peruviani.

Giancarlo Sardini sullo Huascaran

Mollare tutto e partire. Non per una vacanza o per un'avventura, ma per aiutare. Giancarlo Sardini, 50enne franciocortino, 15 anni fa non ha avuto alcuna esitazione. Ha lasciato la casa e il lavoro, fatto i bagagli e si è imbarcato per il Perù come volontario dell'operazione Mato Grosso. Con se ha portato la moglie Marina e le figlie, che allora avevano 1 e 4 anni. A guidarlo la volontà di rendersi utile, ma nessun progetto specifico. Il primo anno lo ha passato a  Marcará, a 2700 metri d'altezza, ad aiutare padre Ugo nella sistemazione di case e scuole.  Poi l'idea folgorante venuta a furia di ammirare le Ande peruviane ed osservare i giovanissimi e poverissimi pastori della zona.  Giancarlo ha trasformato l'amore per la montagna nell'occasione di una vita migliore per i campesinos (i ragazzi di strada) peruviani. Come? Edificando, da zero, una scuola per guide andine.

“Ho sovrainteso alla realizzazione dell'Escuela di Andinismo costruendola dalle fondamenta – racconta fiero Giancarlo - lavorando come coordinatore ed anche, se le esigenze lo richiedevano, come muratore e capo mastro. Non mi sono limitato a costruire la scuola per guide, ma mi sono prodigato per poter dare un futuro migliore ai ragazzi, 17 dei quali oggi  sono guide UIAGM (unione internazionale guide d'alta montagna)”.

La scuola è partita ufficialmente nel 2000, perché Giancarlo ha dovuto aspettare che la burocrazia peruviana facesse il suo corso. Già nel 1998, infatti, aveva cominciato ed ospitare i campesinos per avviarli al lavoro di portati nelle spedizioni degli alpinisti. Convincere i ragazzi ad arrampicarsi su quelle montagne non è stato semplice:“Io lassù non ci andrò mai e non ci porterò le mie pecore” si sentiva ripetere Giancarlo. Il motivo?  Secondo la tradizione locale, in vetta alle montagne ci abitano gli Dei e cercando di raggiungerli, direbbero i greci, si sarebbe colpevoli di Hybris.Eppure in cima alle Ande i campesinos, grazie a Giancarlo, ci sono arrivati:

“Con la perseveranza siamo riusciti a strappare dalla povertà e dall'abbrutimento una trentina di giovani pastori, che oggi sono Guide UIAGM, guide di trekking, cuochi e portatori. Così la Escuela de Guias di Marcarà pian piano è diventata un punto di incontro dove si incrociano diverse realtà, da una parte i  turisti e dall'altra li ragazzi che cerchiamo di formare. Con i ragazzi, prima come portatori e poi come alunni, ho condiviso gli entusiasmi e le delusioni, le fatiche e le gioie che negli anni abbiamo vissuto. I primi successi e le prime uscite delle nuove Guias sono emozioni che ho potuto condividere con tutte le persone che negli anni mi hanno affiancato ed aiutato. Da Padre Topio a Valerio Bertoglio, da Luciano Colombo a Domenico Gaggini e Franco Micheli, per arrivare fino all'ultimo degli amici dell'operazione Mato Grosso che anche solo preparando una ciotola di minestra mi ha aiutato nel compiere questa missione.”

Intorno al progetto di Giancarlo, l'operazione Mato Grosso ha costruito 4 rifugi e 1 bivacco nella Cordillera Blanca, oggi gestiti dai ragazzi Cuchi e da volontari Peruviani. Tutti gli introiti dei rifugi  vanno nella costruzione della case delle famiglie povere delle valli altoandine.
Nei 15 anni che ha passato in Perù, Giancarlo ha avviato una serie di esplorazioni disegnando nuovi circuiti di trekking nella Cordigliera Bianca e nella più selvaggia Huayhuash, trovando anche il tempo per andare alla base dello Yerupajá a cercare i resti di un aereo TAM scomparso nel 1954 E di organizzare la prima spedizione Peruviana in Patagonia. Permettendo, così, ad un suo giovane allievo guida di stabilire sull’Aconcagua (la vetta più alta delle Americhe) il nuovo record di velocità in salita.

È tornato a Brescia da due anni, ma continua a seguire le sue guide, da lontano. Si occupa di reclutare i turisti ed organizzare le spedizioni. "Ho deciso di mettere a disposizione del pubblico parte delle esperienze che ho maturato laggiù, per quanti volessero scoprire il fascino di quelle zone unendovi anche un non trascurabile scopo etico e sociale.Nella mia vita ho sempre rincorso i sogni e fortunatamente alcuni di questi sono diventati delle splendide realtà per cui se oggi dovessero chiedermi qual è il sogno più bello che ho fatto nella mia vita non potrei far altro che rispondere: l’aver trasformato dei  poveri pastori con i piedi sporchi di fango in Guide di Montagna Andine."

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