Senza lavoro e sotto fratto: "Mi dimetto da cittadino italiano"

La storia di Paolo De Montis, 25enne di Nave: senza lavoro insieme al fratello rimasto invalido in fabbrica, il prossimo giugno rischia lo sfratto. Una lettera al presidente Mattarella: "Rinnego lo Stato, mi dimetto da italiano"

“Mi chiamo Paolo De Montis, ho 25 anni e abito a Cortine di Nave. Mi rivolgo a lei – al presidente della Repubblica, NDR – perché la considero l’unica persona a cui possa rivolgermi con serenità. Sono senza un lavoro fisso da sei anni, da quando ho preso la maturità. E ho deciso di non riconoscermi più in questo Stato, e di dimettermi da cittadino italiano”.

Comincia così la lettera scritta dal giovane Paolo, e indirizzata al presidente Sergio Mattarella. A cui avrebbe pure allegato documento d'identità e tessera elettorale. Un lungo sfogo in cui racconta delle difficoltà e delle sfortune della vita. La morte del padre, l’infortunio sul lavoro del fratello che “gli è costato l’invalidità parziale della mano destra e l’incapacità di proseguire la professione che faceva da più di 20 anni”.

Poi la cassa integrazione, la crisi dell’azienda (la Gielle Montaggi di Via Bonomelli), i soldi che non arrivano: “Ad un anno e un mese dall’inizio ipotetico della Cig, mio fratello ha preso soltanto 700 euro. Dovrebbero valere come anticipo, del resto non c’è traccia”. E non finisce qui: in due senza lavoro, e cominciano a mancare i soldi anche per pagare l’affitto.

Così l’ottobre scorso la prima notifica di sfratto, poi rimandata a febbraio con “la sentenza definitiva e la cacciata di casa sempre più imminente”. Quella volta ci ha pensato la zia: “Una persona favolosa, ci ha prestato 2000 euro, soldi che sono serviti a protrarre il termine fino all’inizio di giugno”. Ma alla scadenza manca davvero poco.

Ecco perché Paolo De Montis avrebbe deciso di rassegnare le dimissioni da cittadino italiano. “A giugno non ci sarà nessun santo a salvarci, e lo stesso Stato che è causa del nostro sfratto ne sarà pure l’esecutore materiale. Né io né mio fratello vediamo una possibilità d’uscita. Per questo non intendo più far parte dello Stato italiano. Non posso soffocare la mia dignità. E anche per questo continuerò la mia lotta, contro questo sfratto. Non mi fermerò finché non ci sarà dato quello che ci spetta”. 

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