Una valanga rossa paralizza Brescia: 6000 persone allo sciopero CGIL

Il lungo corteo parte dal piazzale dell'IVECO, arriva in tangenziale e all'ortomercato, trova le barricate della polizia al passante A4 di Brescia Ovest. Poi l'omaggio doveroso alle vittime della strage di Piazza della Loggia

Una manifestazione così non si vedeva da un po’, forse i tempi ora sono propizi. La gente è stanca, i lavoratori non ne possono più, e il 2012 della recessione complica ulteriormente le cose. Oltre 6mila persone hanno invaso oggi le strade di Brescia per il corteo organizzato dalla CGIL in concomitanza con le otto ore di sciopero generale territoriale proclamato questa mattina, in attesa di una data precisa per le otto ore di sciopero nazionale, ancora da definirsi. Dal piazzale dell’Iveco di Via Volturno e poi via lungo Via Milano, fino ad arrivare alla tangenziale e al passante dell’autostrada, al casello A4 di Brescia Ovest. Dove per un attimo c’è stata anche un po’ di tensione (giustificata), quando i manifestanti si sono visti la strada sbarrata, una decina di camionette di polizia e carabinieri che bloccavano gli ingressi alle tratte autostradali. Encomiabile il servizio d’ordine allestito dal sindacato, un esempio vero di come si possano gestire le manifestazioni anche quando il numero dei partecipanti è così elevato. Qualcuno ha preso le vie laterali, e in autostrada ci è entrato lo stesso, fatto sta che l’obiettivo dichiarato è stato raggiunto: tangenziale bloccata, autostrada pure.

Il corteo si è poi sciolto poco prima di mezzogiorno: una parte dei manifestanti come da programma si è diretta verso San Faustino, e verso Piazza Loggia, dove i rappresentanti della segreteria al completo hanno posato un mazzo di fiori in ricordo delle vittime della strage maledetta del 28 maggio 1974. Un ricordo sincero ma una polemica aperta, vista l’assurda sentenza delle ultime ore, visto che assieme alla Loggia anche l’Italicus, Piazza Fontana e la stazione di Bologna restano stragi impunite, passano gli anni e passano i decenni, eppure di colpevoli ancora non se ne vedono. Il corteo oggi ha però parlato anche d’altro, di quella crisi che pagano sempre gli stessi, di quell’Articolo 18 che viene modificato in funzione del facile licenziamento, di quella precarietà garantita e di quella pensione di cui invece è meglio non parlare. Senza dimenticarsi della FIOM fuori dalle fabbriche, ultimo affronto del gruppo FIAT ai tanti lavoratori che hanno scelto una rappresentanza precisa, per la tutela dei propri diritti.

“Una manifestazione viva, e molto partecipata – ci racconta Silvia Spera della segreteria provinciale – Le persone sono arrabbiate e dunque motivate. Un corteo come sempre civile ma oggi carico di rabbia, per una situazione che si fa sempre più pesante e in cui a pagare questa crisi sono sempre gli stessi. Anche oggi la CGIL ha dimostrato di essere riconosciuta, riconosciuta e rispettata dalla propria gente”. Un fiume in piena, uomini e donne di tutte le età e di tutte le categorie, i rappresentanti delle fabbriche e della funzione pubblica, gli studenti e i pensionati. “Ci hanno raccontato per mesi che si possono controllare i mercati ed ecco il risultato – si legge in un volantino che circola tra i manifestanti – le previsioni sono che per tutto il 2012 l’Italia sarà in recessione, e la disoccupazione continuerà a crescere”.

Un po’ di scontento è lecito, anche a fronte delle posizioni non sempre combattive adottate dai sindacati italiani. Soprattutto per quelli che proprio in questi giorni discutono dei nuovi contratti senza che la prima rappresentanza, per numero e per impegno, venga chiamata in causa. Si parla ovviamente della FIOM, e ce lo spiega proprio Giorgio Cremaschi, del direttivo nazionale: “Il nostro segnale è un segnale diverso, noi non ci arrenderemo. Le elezioni truffa in FIAT sono una vera vergogna, sostenute dal Governo, negando apertamente l’autonomia dei sindacati, le scelte dei lavoratori, i principi democratici. E poi la misura è colma, il mondo del lavoro non ne può davvero più, mentre dai piani alti vogliono far pagare tutto quanto ai lavoratori e ai pensionati. Dobbiamo continuare a mobilitarci, per reagire alle condizioni catastrofiche che ci vengono imposte dai Governi, e di tutta Europa!”.

Intanto oggi un’altissima adesione, nonostante le otto ore di salario in meno. “I lavoratori non ne possono più, questo è chiaro – aggiunge Damiano Galletti – Di fronte alle scelte di questo Governo i partiti non possono stare fermi a guardare. Siamo rimasti solo noi ad alzare la voce, tanto che pure gli altri sindacati sono concordi nella cacciata della FIOM dalle fabbriche. Ma la rappresentanza sociale non te la puoi inventare, le regole democratiche devono essere rispettate. La Costituzione è rimasta fuori dai cancelli, un precedente pericolosissimo”. All’IVECO di Via Volturno infatti sono entrati in pochi, oltre il 70% era in piazza a scioperare, con la voce e con le bandiere. Tutte le falle del parlamentarismo paiono chiare ed evidenti, la difesa dei diritti e delle conquiste salariali passa soltanto da qui.

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