Comitato Brescia Sud: 2mila firme in difesa dell’ambiente

In Via Livorno un'assemblea pubblicare che anticipa le prossime iniziative, per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzione. A Chiesa Nuova come a Fornaci, emergenza inquinamento con diossine, cromo e PCB

Comitato Brescia Sud

Quasi 2mila firme in un solo week end, e per giunta sotto l’acqua. Una petizione popolare che ha preso forma grazie all’iniziativa del Comitato Genitori della Scuola Deledda di ChiesaNuova, e che ha poi coinvolto tutti i quartieri vicini, il Villaggio Sereno, il Primo Maggio e Fornaci, fino alla fondazione e formazione del Comitato per l’Ambiente di Brescia Sud. “Per informare e per resistere, sul rischio inquinamento e contaminazione – ci raccontano Guido Menapace e Stefania Baiguera del Comitato – Dopo la cosiddetta ‘bomba Caffaro’ di un decennio  fa in tanti si sono convinti che le cose sono cambiate, e migliorate. E invece non è così, i bambini sono 10 anni che non possono andare in giardino, e vanno al parco correndo chissà che pericoli, nessuno pensa più alle ordinanze comunali. Siamo infestati dai PCB, dal cromo esavalente, vogliamo che le istituzioni ci diano una risposta, vogliamo che venga fatta bonifica, e subito! Ora è il momento di reagire, ci hanno preso in giro per troppo tempo”.

Ieri sera, al centro sociale di Via Livorno, un’assemblea pubblica a cui hanno partecipato anche il dottor Marino Ruzzenenti, da sempre in prima linea per le battaglie ambientali, e Carmine Trecroci di Legambiente, un’associazione che è una garanzia. Tutto intorno gli effetti della ‘bomba Caffaro’, chiusa nel 1984 con indagini che partono però solo nel 2001, quando la Monsanto fin dal 1937 aveva specificato gli effetti dannosi e cancerogeni degli organo-clorurati, delle diossine, del PCB: e in Italia, si sa, tre lustri sono il tempo ideale per prescrivere tutto. Ma di tempo ora sembra non essercene più, i dati forniti negli anni parlano chiaro, anzi chiarissimo: la zona della Caffaro sta peggio di Seveso, e dell’Ilva di Taranto.

Tanto che studi internazionali confermano che nel latte materno delle donne bresciane i livelli di concentrazione di inquinanti superano i 140 picogrammi, contro i 34,5 di Marghera, e che i consumatori esposti possono vantare oltre 14mila nanogrammi di PCB nel sangue, quando in Francia il limite è fissato sui 700. “Esistono ormai pochissime aree non contaminate – spiegano i relatori – e alle ordinanze d’emergenza del Comune, che dal 2003 ad oggi ha ripetutamente proibito e inibito qualsiasi uso del terreno, spesso si sovrappongono contraddittori e irresponsabili messaggi dell’ASL bresciana. A cui fa seguito la netta sensazione del prevalere di un’esigenza auto assolutoria, che di fatto ha fatto velo sulla credibilità degli studi”.

I cittadini non hanno più dubbi, “a chi ha inquinato è stato permesso di fregarsene”, e in generale “le istituzioni non hanno mai fatto niente”. Sia la giunta Corsini che la giunta Paroli, “ma ora le priorità devono essere ribaltate, non stiamo parlando di un rischio eventuale ma di una concreta realtà”. Una situazione giudicata “estremamente grave”, e che coinvolge tutta la città, di cui “c’è già evidenza epidemiologica”. In altre parole, i bresciani sono già contaminati, e il carico tumorale di è già fatto significativo e apprezzabile. E l’acqua inquinata, arriva nelle case e nelle scuole: “Un elemento con cui siamo in continuo contatto, e nonostante i limiti legali siamo convinti che la presenza di così tanti inquinanti valga come una certezza, questa acqua è di pessima qualità”.

Non solo PCB, non solo cromo, si è parlato anche di radioattività, con tutto ciò che ne consegue. La falda superficiale e quella più profonda di sicuro comunicano fra loro, se una è già pesantemente inquinata presto lo sarà anche l’altra, e a Brescia il problema si fa ancora più grave perché almeno l’85% dell’acqua erogata viene erogata dai pozzi, e non dalle sorgenti. Ora ci sono i dati ASL, costantemente aggiornati: “Una piccola vittoria, ma che non basta. Serve la bonifica, la bonifica immediata!”. E in questa battaglia il tempo si fa cruciale, e sempre più breve.

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