«Uniti per l’integrazione», la lingua italiana sulla via della convivenza

La Cgil, l'Associazione Pakistana per l'Integrazione e il Consolato presentano per il secondo anno consecutivo un corso di lingua italiana per uomini e donne: "Per capire meglio, per farsi capire meglio"

Due culture che sembrano lontanissime ma che anno dopo anno sono sempre più vicine. Italia e Pakistan in realtà hanno molto in comune, due storie di emigrazione che si assomigliano e si ripetono, e dove Brescia diventa una delle protagonista. I dati parlano chiaro, nel 2011 il cognome più diffuso è Singh, e la comunità pakistana è sempre più numerosa. Per questo l’Associazione Pakistana per l’Integrazione e la Cgil, in collaborazione con il consolato pakistano italiano, organizzano per il secondo anno consecutivo un corso d’italiano per lavoratori stranieri, quattro giorni settimana dal 9 gennaio al 15 giugno, dal lunedì al giovedì dalle 17 alle 19. Nella Sala Buozzi della Camera del Lavoro la presentazione ufficiale di quello che si conferma strumento fondamentale per garantire ai migranti una parità di trattamento e di accesso al lavoro, oltre che a favorire l’integrazione interculturale.

Sul palco, anche in doppia lingua, i rappresentanti dell’API (dal presidente Tahir Nazir al segretario ma anche insegnante Mir Omar Hamid) e il console pakistano Tariq Zammer: “La nostra Associazione nasce dall’esperienza e in funzione di una concreta necessità, con lo scopo di creare una rapida integrazione con la società che ci ospita, agevolando l’inserimento delle nuove generazioni per una convivenza serena e armoniosa. Siamo venuti qua per cercare una vita migliore, e sappiamo che nel mondo del lavoro chi sa l’italiano impara a lavorare meglio, a capire meglio e a farsi capire meglio. Il modo migliore per entrare in questa società, in modo positivo”.

Il ruolo della Cgil sopperisce alle forti mancanze degli enti e delle istituzioni, spesso disinteressati e poco attenti alle realtà del territorio. Un anacronismo imperdonabile in un Paese dove nei prossimi 50 anni il peso dei migranti sarà sempre più funzionale alla sopravvivenza dell’Italia stessa. “E’ stata e sarà un’esperienza positiva per la Cgil e per la comunità – spiega Silvia Spera – Conoscere la lingua è la chiave per continuare a vivere insieme, la comunità pakistana è fatta di gente per bene, gente onesta che è qui solo per lavorare”.

“Il tema della migrazione – prosegue Damiano Galletti – non è un tema congiunturale e d’emergenza ma parte integrante della storia dell’uomo e dei popoli. La battaglia per l’integrazione sarà lunga, non sarà facile, ma non dobbiamo arrenderci nonostante il 2012 si preannunci drammatico, con il rischio concreto di una guerra tra poveri. Il cittadino italiano deve avere gli stessi diritti del cittadino straniero, come sancito dalla Costituzione. Il diritto alla lingua è indispensabile all’integrazione, di uomini e donne”.

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Come ci ha ricordato anche il presidente Napolitano, è una follia che i bambini stranieri nati in Italia non abbiamo il diritto di cittadinanza. La comunità pakistana e tutte le minoranze lo sanno: “E’ una grandissima ingiustizia – aggiunge il responsabile dell’Ufficio Immigrati della Cgil di Reggio Emilia – perché si parla di bambini e ragazzi nati nella stessa sala parto, cresciuti nella stessa scuola e con gli stessi amici, con gli stessi sogni e gli stessi pensieri di tutti i bambini italiani, di tutti i bambini del mondo”.

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