Cascina Parco Gallo, la Compagnia per «un tempo libero di qualità»

La Compagnia che gestisce la Cascina Parco Gallo difende il suo ruolo: "Il privato sociale di qualità per dare un grande contributo alla città". Dal 1994 ad oggi oltre 7100 iniziative, e quasi due milioni di persone

Né debitori, né inadempienti: questa la pronta risposta della cooperativa Compagnia del Parco allo scambio di opinioni, o meglio di accuse, tra l’amministrazione comunale e la realtà che gestisce la Cascina Parco Gallo, che dal 1994 ad oggi, “al di là del valore immobiliare ha mosso persone, interessi, occasioni”. Una diatriba che si muove anche per vie legali, e il Comune che chiede la revoca della gestione e la promozione del nuovo bando, mentre la cooperativa ha impugnato la sentenza del Consiglio di Stato, e parla di “un rapporto scaduto nel 2009” ma che comunque, come si conviene nelle locazioni, “ha diritto ad altri sei anni di proroga” (Bresciaoggi, giugno 2011).

Di “recidiva morosità” ha invece parlato il vicesindaco Fabio Rolfi, secondo cui la Cascina Gallo “è occupata senza alcun titolo dal giugno 2009”. Ma per la Compagnia del Parco questo non è accettabile, e in una nota si legge che non si conviene con il rimborso che pare richiesto dal Comune, quando “la cooperativa ha provveduto alla realizzazione della struttura provvedendo a proprie spese a tutti gli oneri, inclusi gli allacciamenti dei servizi tecnologici e le spese di allestimento e alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile, oltre al costo degli oneri di urbanizzazione pagati al Comune per la ricostruzione di un bene di sua proprietà”.

Il valore prudenziale di stima dell’immobile di Via Corfù, dopo perizia, risulta pari o superiore a 1,3 milioni di euro: come 8700 panchine, 2600 aiuole, 45mila fioriere, quattro anni di irrigazione. “Mi sembra chiaro che il privato sociale possa dare il suo contributo alla città – ci spiega Gian Carlo Bianchetti, presidente della Compagnia del Parco – ma allo stesso tempo gli interventi e gli investimenti non devono essere vanificati, le risorse non devono essere lasciate a deperire. Siamo l’unico caso in cui un privato ha ristrutturato a sue spese, senza alcun contributo, e ci arroghiamo il diritto legittimo di resistere, e di ricorrere in giudizio”.

Una polemica che si trascina anche sulla gestione: secondo quanto riferito dalla cooperativa, tutto il Parco Gallo non è mai stato innaffiato a luglio, mentre le fontane della città sono ancora chiuse, a cui si aggiungono problemi logistici come l’area giochi per i bambini sempre sotto al sole, e con una base di cemento, e il divieto di fare concerti o teatri, o di utilizzare “lo schermo più grande della Provincia”, utilizzato per le partite di calcio o per la proiezione di film, “con 300 cuffie senza fili, wi-fi, per non disturbare la quiete dopo le 23”.

Il problema allora, continua Bianchetti, è un altro: “Con la mistificazione grossolana della realtà dei fatti si cerca di evitare di aprire un dibattito serio in città sugli spazi, alla ricerca di un tempo libero di qualità. Un tempo libero che va arricchito, e non osteggiato, in cui stabilire cosa fare e perché no creare momenti di collaborazione tra le varie realtà presenti sul territorio. La nostra città è piena di risorse, di verde, e non servono proclami. Sentirsi parte unica sì, ma con rispetto, con educazione civica, con la programmazione di attività capaci di attirare interessi e sensibilità diversi, per mantenere gli investimenti, i costi di allestimento, la manutenzione, la quotidiana gestione operativa”.

Stando ai dati odierni, prima della secchezza estiva, in 6700 giorni la Cascina Parco Gallo ha organizzato oltre 7100 iniziative, muovendo quasi 1,9 milioni di persone (fanno fede gli scontrini): “Un’esperienza che incontrato tanto gradimento, la vera concezione di tempo libero plurale, ricco di contaminazioni culturali e di sperimentazioni educative. Un radicamento diffuso, e un’offerta aggregativa che alla comunità non costa nulla. Non sprechiamo anche settembre, invece di vendere panchine a 150 euro, o aspettare che sia un acquazzone a risolvere i problemi del verde pubblico”.

Il lungo elenco dei parchi bresciani infatti non se la passa proprio benissimo, dal Pescheto al Tarello (che pare un deserto), Campo Marte abbandonato quasi come il Parco della Musica, e poi il Castelli che si accende solo un paio di volte l’anno. “Il parco deve essere adottato davvero, e tenuto bene, per lasciare quell’impronta educativa, e formativa – conclude Bianchetti – La città la puoi misurare, giorno dopo giorno. E non dimentichiamoci che le amministrazioni passano, le idee e le azioni no, e maturano modificando il tessuto di ogni quartiere, il suo grado di integrazione e di progresso. Sono i fatti, e non le parole, a testimoniare l’impegno nel sociale”.

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