Caffaro e veleni, l'incubo non è finito: il mercurio uccide decine di gatti

Perdite di mercurio accertate da ispezione Arpa: la Procura ha già sequestrato il capannone. Il veleno scorre dalle cisterne e dalle tubature

Quel che resta della Caffaro

L'incubo Caffaro sembra non finire mai: dalla fabbrica simbolo dell'inquinamento bresciano e italiano, in gran parte abbandonata ma in parte ancora produttiva, fuoriescono altri veleni, e tra i più pericolosi. L'ultima ispezione dell'Arpa ha infatti verificato la presenza di ingenti quantitativi di mercurio, considerata una delle 10 sostanze più tossiche del mondo: esce dalle cisterne ormai fuori uso, dalle tubature arrugginite. E avrebbe provocato una strage di gatti, decine di animali morti nel capannone a causa delle esalazioni mortali.

Lo scrive il Corriere della Sera: sull'accaduto la Procura ha già aperto un'inchiesta, e sequestrato il capannone di Via Milano. L'ennesimo capitolo di una vicenda che si trascina ormai da 20 anni. Sull'intero sito produttivo è in ballo una bonifica milionaria, che dovrebbe partire entro il 2021. Ma nel frattempo da quella fabbrica dismessa continuano a scorrere veleni.

Mezza tonnellata di veleni, ogni anno

Ogni anno, scrive ancora il Corriere, più di mezza tonnellata di sostanze tossiche, tra cui cromo e solventi, tetracloruro di carbonio, Pcb e appunto mercurio. La pericolosità dei nuovi sversamenti rilevati è ancora tutta da accertare. Non si escludono ulteriori contaminazioni, e soprattutto saranno da verificare se i lavoratori – in tutto una cinquantina, al lavoro per la Chimica Fedeli di Pisa che produce cloro per piscine – ne siano venuti in qualche modo a contatto.

Di certo i gatti che vivevano nel capannone sì. E sono tutti morti. La fabbrica Caffaro ha continuato a produrre fino al 1997: è dai primi anni del 2000 che è scoppiata la bomba ecologica. Si presume che da allora siano già stati contaminati più di 700 ettari di terreni, per i continui sversamenti, e oltre 2000 ettari di falda.

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