Buffalora e l’inquinamento istituzionalizzato: «La vita prima di tutto»

I cittadini e i comitati chiedono una revisione dei progetti che coinvolgeranno la già stremata area del Sud Est di Brescia. Sul palco di un'assemblea gremita gli interventi di Codisa, Comitato Nocività e Legambiente

Il nuovo bitumificio già in progetto, la nuova discarica della Castella, il polo logistico che prevede il transito di oltre 800 camion al giorno, l’aria sempre più insopportabile e i risultati di quattro diverse analisi di ASL e Arpa che hanno dato un segnale inequivocabile. Buffalora, San Polo, Sanpolino e dintorni: una battaglia quotidiana per migliorare la qualità della vita di un territorio che presenta criticità evidenti, e che dopo vane promesse si sente abbandonato, e che affrontare i nuovi problemi ha bisogno del contributo attivo di tutta la cittadinanza, e di tutta la collettività.

Perché soltanto uniti si possono provare a cambiare le cose, e lo ricorda Gabriele Avalli moderatore dell’assemblea pubblica organizzata dal Codisa che ha riempito fino all’ultimo posto il Teatro Parrocchiale di Buffalora, invitando i presenti a inviare una lettera forte, un e-mail di proposta ma anche di indignazione, a tutti gli enti e le amministrazioni interessate, dal Comune alla Provincia di Brescia, dalla Regione Lombardia ai sindaci di Rezzato e Castenedolo. Sul palco e in sala anche i rappresentanti di Legambiente e del Comitato Spontaneo Contro le Nocività.

L’elenco degli inquinanti è già lungo, ma a quanto pare non abbastanza. Alla chiusura del bitumificio attuale (Gaburri) farà seguito l’apertura di un nuovo impianto, non troppo distante e accompagnato da un doppio impianto di trattamento dei rifiuti inerti e del materiale estratto dalle cave, senza dimenticare il nuovo polo logistico dell’Italgros, e la cancellazione dell’oasi naturale dell’ex Cava Pasotti, un posto più unico che raro nell’intera Pianura Padana.

Eppure le quattro indagini più importanti (a firma di ASL e Arpa) parlano chiaro: nella zona Sud Est di Brescia l’incidenza delle patologie croniche e delle morti per malattie respiratorie cresce del 20 e del 30% rispetto alla media già alta dell’inquinata città di Brescia. A tali dati vanno aggiunti quelli extra, dai tumori alla vescica che crescono del 73% rispetto alla media cittadina, o quelli al fegato nelle donne anziane che addirittura sfiorano il +200%.

“Questa è un’area che soffre di un eccesso di interventi – spiega Carmine Trecroci di Legambiente Brescia – di carattere produttivo e di viabilità, oltre a una concentrazione eccessiva di impianti di discarica, abusivi e non. Siamo di fronte a dati incontrovertibili, incidenze consistenze e mai trascurabili, causati da una molteplicità di fattori. Non c’è bisogno di altri studi, sappiamo quali sono le cose che fanno male”. La puzza del bitume (e non solo) si sente lungo tutte le vie, lo sentono anche i ragazzi a scuola: “Una situazione insostenibile e inaccettabile – tuona Valerio Beccalossi del Codisa, che abbiamo già conosciuto in occasione della recente raccolta firme – in cui sono evidenti i pericoli per la salute della gente”.

“Dobbiamo unirci e farci sentire, partecipare e attivarci. La nostra forza è quella del collettivo”. Perché alla logica del profitto delle aziende e delle società coinvolte si aggiungono le scelte del Comune di Brescia, che con il nuovo Pgt ha già messo in chiaro le cose, Parco delle Cave compreso. “Anche la morte di una sola persona non è un evento trascurabile – sottolinea Lidia Bontempi del Comitato Nocività – L’amministrazione conferma la sua macabra coerenza, e la sua linea di assoluta mancanza di rispetto della salute e dell’ambiente”.

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