Via Milano: spacciatori, lucciole e ubriachi, un degrado quotidiano

Torna alla ribalta delle cronache la questione Via Milano, il quartiere più chiacchierato della città di Brescia: nelle ultime settimane anche un tentato stupro, i residenti si dividono sul tema dell'integrazione

Via Milano è tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache cittadine. Il quartiere più discusso di Brescia, e in cui i problemi si trascinano da anni, se non da decenni: nelle ultime settimane il tentato stupro sventato da un tassista, o l’ubriacone che se l’è presa con l’auto parcheggiate in sosta. E sempre nella zona del cimitero Vantiniano.

Le testimonianze di chi ci abita e ci vive si fanno sempre più preoccupate. I titolari dei negozi, che raccontano di aver paura ad abbassare la saracinesca la sera, quando fa buio. Vuoi per la cronaca che rimbalza sui giornali, vuoi per le rapine che affliggono in realtà tutta Brescia.

In molti si dicono addirittura esasperati. Puntando il dito su quella multietnicità che in Via Milano spesso non dà bella mostra di sé. Raggiungendo indiscriminatamente anche le vie parallele, come Via Villa Glori. La soglia limite sembra essere il supermercato Esselunga: quasi una moderna colonna d’Ercole, una volta sorpassata le cose sembrano peggiorare chilometro dopo chilometro.

Non è storia segreta infatti delle palazzine degradate (memorabile, purtroppo, anche il civico 140), o dei vecchi capannoni di industrie che non ci sono più, occupati da barboni, tossici e spacciatori. Spacciatori che girano per le strade, zone di spaccio in cui la droga si vende anche in pieno giorno. Parlando di archeologia industriale anche la Caffaro, e gli effetti non visibili di una contaminazione accertata.

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Non mancano le lucciole, che compaiono sotto i lampioni non appena i negozi chiudono, e l’oscurità avvolge la città. Ma al partito dei critici ad ogni costo a volte si contrappone anche un’altra voce. Lo racconta il BresciaOggi: esercenti che storcono il naso, “perché quello che succede qui succede anche negli altri quartieri della città”. Questione di punti di vista, insomma.

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