Scuola: tanti i tagli, anche alla «fragilità». E il futuro si fa precario

Qualche giorno fa la protesta delle maestre, oggi parliamo con Sabina Galleri, delegata RSU che quel giorno c'era, con tanto di vestito nero e cartelli. "La situazione non è sostenibile, non possiamo rinunciare ai bambini"

Una maestra sostenibile, nei limiti del possibile, perché anche sotto l’acqua spesso torna a casa in bicicletta. Quello che non è sostenibile per Sabina Galleri, rappresentante RSU CGIL e maestra della scuola dell’infanzia in quel di Brescia, è proprio il futuro della scuola: lei, insieme ad altre, è stata la protagonista della silenziosa protesta, delle maestre vestite a lutto nel giorno stesso in cui la città festeggiava i 130 anni della scuola materna. “C’è poco da festeggiare – ci racconta proprio Sabina – Se fino a qualche anno fa la scuola pubblica bresciana poteva sembrare un’avanguardia oggi tutto è cambiato, scelte di Governo ma scelte anche locali. Se prima il servizio c’era, con una grande attenzione alla qualità, ora tutto sta scomparendo”.

Non scompariranno le proteste, ancora in gestazione uno sciopero, a breve anche un’assemblea generale. Perché i tagli sono concreti e mirati: “Hanno tagliato le sostitute, quando l’insegnante è assente ora abbiamo una supplente a orario ridotto, senza poter garantire il servizio di compresenza. Hanno ridotto gli incarichi, le insegnanti assunte per sei mesi o un anno possono lavorare solo part-time, hanno ridotto i sostegni alla disabilità, sono riusciti a tagliare anche sulla fragilità. In qualche modo siamo riusciti a mediare, distribuendo le ore di sostegno in base a gravità e disagi. Senza dimenticare i piccoli tagli del quotidiano, come i pulmini o le gite”.

Fa tutto parte di un quadro generale di risparmio, e di riduzione dei costi di gestione. Lo scorso luglio la conferma dell’aumento dei bambini per insegnante, fino a un massimo di 30 alunni, lo scorso anno la chiusura di tre sezioni che scatenò la protesta di genitori e insegnanti proprio al di fuori della Loggia, sei insegnanti in meno e bambini ‘ridistribuiti’. “La politica del risparmio, loro si appoggiano a questo. Parlano di adeguamento alle normative statali proponendo però tutta un’altra organizzazione, e tutta un’altra serie di contratti. Il problema è il voler disinvestire nella scuola pubblica, noi ci proviamo a tenerla in piedi, facciamo il possibile ma è difficile mantenere il servizio, i bambini hanno esigenze diverse, stiamo parlando del loro sviluppo primario”.

Tanto che in una società multietnica mancheranno i mediatori linguistici, e pure gli sportelli psicologici. Eppure i soldi sembrano esserci, visto che il Comune qualche investimento lo fa ancora, qualche opera è rimasta in programma. L’abbattimento della Tintoretto, il parcheggio sotto il Castello, altre operazioni d’immagine: “Sembra che non ce sono mai e invece ce ne sono sempre. Ma solo per la Brescia da salotto, che può anche andare bene, ma prima di tutto vengono le politiche sociali! E non solo la scuola, anche i servizi sociali, il trasporto disabili, i pasti per gli anziani.. Se mancano i servizi primari è inutile cercare di paragonarsi ai grandi Paesi dell’Europa che conta, noi stiamo retrocedendo”.

“L’istruzione e la cultura sono insieme basi e insieme radici, senza di esse abbiamo già perso. La scuola dell’infanzia vale come prima esperienza, esperienza fondante e pedagogica, e soprattutto educativa. I cittadini responsabili del prossimo domani passano anche (e soprattutto) da qui”.

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