Scuola: bimbi Rom senza autobus e mensa lasciati a pranzare in strada

La Fondazione Piccini attacca la giunta Paroli: "Discriminazione razziale nei confronti delle popolazioni Rom e Sinti, che colpisce in modo particolare i minori"

Ieri mattina, 47 bambini rom hanno raggiunto a piedi le rispettive scuole, Sanzio, Rinaldini e Giovanni XXIII, accompagnati da operatori di Opera Nomadi, della Fondazione Piccini e da rappresentanti di SEL e IDV.

I bambini sono stati accolti nelle scuole. Alle 12.30, essendo esclusi dalla mensa scolastica e in attesa del rientro, sono stati fatti pranzare in strada fuori dalla scuola.

Per i 20 bambini delle materne, non è stato nemmeno possibile entrare nelle rispettive scuole in quanto non accettati, pur essendo iscritti.

Il Comune e l'assessorato alla Pubblica Istruzione, diretto dall’assessore Arcai da due anni, sembra non volere tener conto delle dichiarazioni ISEE delle famiglie coinvolte. Essendo indigenti, così come molte altre famiglie bresciane, avrebbero diritto ad un trattamento conseguente.

"La negazioni della parità di trattamento -  comunica indignata la Fondazione Piccini - rispetto ad altre famiglie che, essendo nella stessa situazione, ricevono i sostegni economici previsti, conferma la volontà reiterata di discriminazione razziale nei confronti delle popolazioni Rom e Sinti, colpendo in modo particolare i minori".

"Chi pretende di educare le nuove generazioni a suon di proclami e atti discriminatori dimostra di appartenere a quella schiera di populisti istigatori di conflitti sociali e di odio razziale. Gli stessi dovrebbero spiegare alla città, a fronte dei presunti 75.000 euro di debito delle 60 famiglie maturati su più anni, i circa 550.000 euro sperperati in 8 mesi senza controlli e verifiche per una mostra cittadina".

Questa mattina, anche se la strada da percorrere a piedi, senza marciapiedi, presenti molti rischi, le fila di alunni e rispettive famiglie hanno rifatto il percorso fatto ieri mattina, per non voler piegare il capo di fronte a chi usa le istituzioni come strumento di razzismo e discriminazione.

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