Occupy Via Brocchi: «Discarica Profacta? A mali estremi, estremi rimedi»

A Sanpolino l'assemblea pubblica promossa dal Comitato Spontaneo contro le Nocività: "Non siamo tranquilli, in Via Brocchi è tutto irregolare". Tra le prossime iniziative anche l'ipotesi di un presidio permanente

Prosegue senza sosta la campagna di sensibilizzazione dei cittadini di San Polo e dintorni su quello che dai Comitati è già stato definito come “un conferimento irregolare” per quanto riguarda la discarica di amianto targata Profacta di Via Brocchi, a due passi dalle case e a due passi dalla città. Ieri sera a Sanpolino, nella sede della Circoscrizione Est, una nuova occasione di confronto promossa dal Comitato Spontaneo contro le Nocività: niente di elaborato e niente di rumoroso, una vera assemblea pubblica a cui hanno partecipato residenti e non, nonostante la contemporaneità di un evento sportivo per molti irrinunciabile, quel Danimarca-Italia che tra l’altro si è concluso sul 3-1 per gli Azzurri.

Tema centrale la questione delle irregolarità del nuovo impianto Faustini, fin dal primo (e al momento unico) giorno di conferimento datato 28 settembre 2012. “Tante le cose che non funzionano – spiegano dal Comitato – e che ci fanno subito capire che la nostra mancanza di fiducia è giustificata, e che difficilmente potranno migliorare. Cominciamo dagli alberi ad alto fusto, dalla funzione mitigatrice ma anche protettiva, che in realtà sono solo alberelli e molti dei quali pure morti! Ci sono poi le pozzanghere che durano da una settimana, quando il fondo della discarica dovrebbe essere attrezzato per evitare il permanere dell’acqua, e tanto meno che scorrendo possa avvicinarsi alla falda. La copertura tardiva dell’amianto conferito, con teli e terra ma solo dopo l’insistenza dei cittadini, oppure la celeberrima torretta d’osservazione, che in realtà altro non è che un ponteggio traballante, pericoloso e probabilmente fuori norma”.

Un buon inizio, suggeriscono ironicamente dalla sala, “per non parlare poi della chiusura di Via Brocchi, come se Faustini si fosse impossessato di un altro spazio pubblico, impedendo la libera fruizione di quella che dovrebbe essere una strada di tutti”. E ancora, l’indagine della Procura già avviata, e il ricorso pendente che si articola in quattro diversi punti, la distanza dalle case, la distanza dalla falda, la realizzazione di una discarica in un’area che in teoria ha già la progettualità di un Parco, le tante questioni tecniche e procedurali, dal lavaggio delle ruote alla sterilizzazione dei rimorchi. Intanto prosegue il presidio permanente degli attivisti di Via Serenissima, “anche se non sapendo quando l’amianto arriva (nei tre giorni settimanali pattuiti, dalle 8 alle 18, ndr) ci tocca stare lì dal lunedì al venerdì, e ci tocca pure metterci a fermare quelli che ci sembrano dei camion sospetti”.


Si pensa allora ad una campagna d’informazione che coinvolga anche le aziende da cui Profacta riceve l’amianto da stoccare, e l’ipotesi di un vero e proprio controllo pubblico, con un funzionario ARPA che ogni giorno “venga a vedere, a rilevare e riportare quanto succede là dentro”, mentre c’è chi storce un po’ il naso e si chiede se in effetti “il vero problema non sia proprio l’ARPA, che spesso fornisce dati incomprensibili, inadeguati e incompleti”. Non da escludere la possibilità di una raccolta delle firme “da utilizzare poi politicamente”, e le più suggestive ipotesi di “scavalcare le recinzioni per riprenderci la nostra strada”, o di una sorta di Occupy Via Brocchi, un presidio di tre giorni con tanto di tende e picchetti.

“Prima vengono la salute e l’ambiente, le questioni economiche dovrebbero servire solo a sostenere e a migliorare la nostra vita. Nostro immediato obiettivo è quello di cercare di bloccare i camion, di non farli arrivare a Brescia e a San Polo. Aspettando la Procura, e il ricorso al Tar, e cercando di scoprire come mai il dottor Sesana (il direttore ARPA Brescia, ndr) nel corso dell’ultima assemblea pubblica si è dimenticato di dirci che Profacta avrebbe cominciato a conferire già dal giorno successivo. Ma c’è qualcosa sotto, abbiamo visto come si comportano, non stanno rispettando nulla di quello che invece dovrebbero rispettare. Non siamo tranquilli, questo è sicuro: soprattutto quando ripensiamo al fatto che l’autorizzazione di questa discarica arriva dalla Regione Lombardia, dove ci sono più indagati che non”.

 

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