“Rifiuti speciali nell’inceneritore”, l'accusa di Ruzzenenti

Ambientalisti all'attacco contro Comune di Brescia e A2A: "Nell'inceneritore si bruciano rifiuti speciali". A Marino Ruzzenenti risponde l'assessore all'Ambiente Gianluigi Fondra

Un botta e risposta che ha fatto parecchio rumore, a Brescia. Gli ambientalisti alla carica, per attaccare quel rinnovato accordo (che al Comune frutta però 2.8 milioni di euro all’anno) con cui A2A si riprende una sorta di ‘via libera’, per bruciare rifiuti in arrivo da tutta Italia, anche speciali, anche “combustibili solidi altamente inquinanti”.

Tra i volti noti dell’ambientalismo bresciano non poteva mancare Marino Ruzzenenti, protagonista dell’ultimo ‘affondo’. Un terzo dei rifiuti bruciati dall’inceneritori di Brescia sono rifiuti speciali o altamente inquinanti: e a poco serve farsi ‘comprare’ dai soldi di A2A (che secondo il Comune potrebbero essere utilizzati come ‘fondo’ per future bonifiche) perché “le 260mila tonnellate annue di rifiuti speciali comportano l’emissione di 140 tonnellate di inquinanti in più”.

Ruzzenenti chiude con un tecnicismo, sull’uso del termine ‘biomasse’: “Un linguaggio ingannevole, proprio della criminalità nella gestione dei rifiuti, e che spaccia per rifiuti non pericoloso rifiuti che invece originariamente sono stati classificati come tali”.

La replica del Comune non si è fatta attendere. L’assessore Gianluigi Fondra definisce “molto gravi” le affermazioni di Ruzzenenti, tanto che “la sua ricostruzione non corrisponde affatto alla realtà”.In particolare Fondra ricorda che non c’è alcun trucco né alcun inganno: la normativa nazionale prevede il “libero traffico” dei rifiuti, e che nonostante ciò all’inceneritore di Brescia la ‘quota’ esterna sia stata addirittura ridotta, rispetto ai livelli del passato.

Anche il problema delle emissioni è sopravvalutato, “perché gli investimenti di A2A garantiscono ‘scarichi’ molto al di sotto dei limiti di legge”. Infine, sulle biomasse: “Curioso che solo ora Ruzzenenti contesti l’uso del termine biomasse”, ‘apparso’ per la prima volta in una delibera del luglio del 2000.

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