L'incubo di una ragazza bresciana: violentata dopo aver comprato cocaina

Lo stupro sarebbe avvenuto all'intero di un stabile abbandonato di via Milano. Lo spacciatore nega: "Non le ho fatto nulla".

Minacciata con un coltello, rapinata e poi violentata nel silenzio di uno stabile abbandonato di via Milano. Questo, secondo l'accusa, quando sarebbe stata costretta a subire una 26enne bresciana nel novembre del 2018. 

Colpevole della terribile violenza un pusher tunisino di 47 anni, dal quale la giovane aveva acquistato della cocaina: in carcere da oltre un anno, nelle scorse ore è stato processato e il giudice lo ha condannato a quattro anni di reclusione e all'espulsione, credendo alla versione dei fatti fornita dalla vittima.

L'uomo avrebbe infatti negato lo stupro e anche la rapina. "Non le ho fatto nulla ", avrebbe detto in aula, raccontando che la giovane, dopo aver acquistato 40 euro di cocaina, gli avrebbe consegnato il cellulare per saldare 'il conto' e offerto una prestazione sessuale per avere un'ulteriore dose.

Una ricostruzione dell'accaduto diametralmente opposta a quella fornita, da sempre, dalla vittima e accolta dal giudice. Un incubo cominciato dopo la consegna della dose: il pusher aveva prima sottratto il cellulare alla ragazza che, nel tentativo di riprendere il maltolto, era stata scaraventata contro un muro, gettata a terra e poi violentata. 

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