Una Metro da smontare: «Costi insostenibili, errori clamorosi»

La valutazione dei costi e dei benefici della mastodontica opera bresciana secondo Legambiente: "Siamo preoccupati come cittadini e come ambientalisti". Dai mutui ai parcheggi, tutte le criticità del Metrobus

Foto © Marco Lucini - (metrobrescia.org)

Sembra passato un secolo, e invece sono ‘solo’ 12 anni dal 2001, da quando a Brescia il referendum sul Metrò (così lo si chiamava allora) non raggiunse il quorum. Ai tempi Legambiente si fece promotrice di una campagna decisamente contro, per un’infrastruttura considerata “sbagliata e inadeguata” per le dimensioni e le necessità di una città da poco più (o poco meno) di 200mila abitanti. Ad AmbienteParco ieri sera ci ha pensato Carmine Trecroci a riprendere in mano un vecchio volantino, vecchio di stampa ma attuale di contenuti, tra costi lievitati a dismisura e studi anche più recenti che però non contraddicono le disposizioni d’epoca: pochi i miglioramenti d’impatto e a misura d’uomo, tanti i dubbi e tante le incertezze. “Siamo preoccupati, come cittadini e come ambientalisti – ha spiegato infatti Trecroci – A questo punto bisogna fare in modo che le energie del Metrobus non vengano anch’esse dilapidate. Quello che serve è un necessario salto di qualità della classe politica, e della classe dirigente”.

Tra gli ospiti della serata organizzata dal circolo bresciano di Legambiente negli spazi dell’ex parco dell’acqua anche l’architetto Patrizia Malgeri, esperta di pianificazione dei trasporti. “Una scelta controversa la Metro, fin dai progetti pieni di campanelli d’allarme – ha fatto notare – Una struttura che dipende in tutto e per tutto dal contesto territoriale, e dalle reali dimensioni della domanda di mobilità”. Difficile immaginare che tutto possa risolversi per il meglio quando “anche per il periodo di transizione, ossia il percorso di integrazione tra Metro e servizi di superficie, vi siano state solo proposte poco significative”, soprattutto in un contesto dove l’auto è dominante, e soprattutto nelle città piccole, scendendo sotto il 50% sul complessivo dei fruitori solo per le realtà che superano i 250mila abitanti.

Da qui il problema di “governare la mobilità”, e a Brescia servirà “una profonda revisione di approccio, sono stupita che non esista un preciso piano urbanistico del traffico, nonostante sia prescrittivo dal punto di vista delle norme”, insomma per dirla tutta manca “una visione d’insieme della mobilità e dei trasporti”. Ma le proposte di Legambiente? I tempi stringono, non si può lasciare la Metro “triste e sola, sul suo binario solitario”, ha spiegato Isaac Scaramella, “magari offrendo sconti per i parcheggi in centro ai residenti e agli studenti, per non parlare di altre azioni preoccupanti come il progetto del parcheggio sotto il castello”. Un problema “economico e ambientale” da affrontare assolutamente, ma ad oggi “l’unico dibattito riguarda il giorno dell’inaugurazione”, quando servirebbe ragionare “su un servizio più esteso anche in termini di orari, su una linea ferroviaria suburbana, sul potenziamento delle piste ciclabili”.

Ma come si fa a parlare di bicicletta quando “il 90% degli under 18 italiani pensa già alla patente”? Se lo chiede allora Dario Balotta, responsabile trasporti per Legambiente Lombardia, lo stesso che giudica “agghiacciante” il fatto che l’una o l’altra forza politica se la giochino per guadagnarsi il merito del Metrobus alla bresciana, “ora governato e pianificato da quattro diverse società che costano per quattro e capiscono per zero”, oppure affidarsi “al Prignachi Valerio del treno di Castegnato, o della linea metropolitana verso San Zeno”, un’opera che insomma verrà a pesare “almeno 30 milioni all’anno e solo per i costi d’esercizio, a cui aggiungere i mutui pregressi che arrivano anche a tassi dell’8%”.

Nel finale gli interventi dei numerosi partecipanti, Giorgio Schiffer che parla di “due grandi colpevoli, la pianificazione urbana mancata e la politica che ha voltato le spalle alla città”, Giorgio Guzzoni che con un semplice schema spiega che “l’unica vera utenza della Metro è quella che la può raggiungere a piedi, e in cinque minuti”, Cesare Giovanardi che ribadisce l’inesistenza di un’assicurazione d’esercizio dopo “una gara andata deserta”, e ancora Brescia “città dalla sismicità rilevante, e un piano sismico datato 2007 che nessuno si è degnato di controllare”. Niente male quando davvero si contano i giorni, e quando invece si conteranno i costi per il Comune, i mutui e le spese, che interferiranno (per decenni) su ogni futura attività, su ogni futuro investimento.

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Ma cos’è che diceva lo storico Giuseppe Berruti? Ah,già. “La Metro di Brescia è una follia. Geofisica ed economica”.

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