Droga, armi e rapine: le mani della ‘ndrangheta sulla provincia

Sono tre i volti noti della 'ndrangheta bresciana con base a Lumezzane, a Brescia e in provincia: saranno processati a febbraio. Gestivano un'organizzazione criminale tra droga, armi e rapine di concerto con le cosche calabresi

La ‘ndrangheta nel cuore della Valtrompia, e della Valgobbia, alle porte di Brescia. Sono infatti tre le persone che verranno presto processate con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso: Giuseppe Piromalli, Salvatore Rachele, Giovanni Tigranate. Tutti e tre ruotavano nell’orbita allargata del territorio di Lumezzane.

Il processo è stato fissato per il 2 febbraio prossimo, anche se la magistratura per ora non ha disposto alcuna misura cautelare nei confronti dei tre imputati. Due di loro erano considerati i ‘capoccia’: gestivano gli affari, coordinavano gli affiliati, intervenivano nell’organizzare furti e rapine, vari reati contro il patrimonio, spaccio di droga e detenzione e contrabbando di armi da fuoco. Oltre agli immancabili reati di stampo fiscale ed erariale.

Legati a filo doppio con le cosche calabresi, che pare ormai siano radicate da anni nella ricca provincia bresciana. Anche i metodi richiamano i crimini della mafia, e della ‘ndrangheta in particolare: minacce e vessazioni, estorsioni e usura, perfino una rigida gerarchia e una sorta di ‘pensione mafiosa’ per aiutare le famiglie dei sicari o dei collaboratori arrestati e in galera.

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L’ultimo incontro di rilievo sarebbe avvenuto nella Bassa, in un ristorante di Orzinuovi: i gruppi bresciani e calabresi si sarebbero incontrato per discutere di affari. Nonostante gli arresti, i processi, le continue e puntuali operazioni delle forze dell’ordine, l’ombra della ‘ndrangheta purtroppo rimane, ancora pesantissima.

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