Emma, da mamma ad ambasciatrice bresciana dell’arte di 'indossare' i bebè

Tre anni fa ha avviato un laboratorio artigianale per la produzione di fasce porta bambini. Grazie al passaparola e agli incontri informativi tenuti dalla 29enne gardesana, l'usanza del babywearing (indossare il proprio bambino) si sta diffondendo anche nella nostra provincia

Oggi cosa indosso? Classica domanda che le donne di ogni età si ripetono quotidianamente davanti allo specchio. Per alcune di loro la risposta è molto più semplice, ma meno ovvia del previsto: “il mio bambino”. Una risposta sulla quale Emma, 29enne di San Felice del Benaco, ha costruito la sua nuova attività lavorativa, che per lei è come un terzo figlio.

In un piccolo laboratorio artigianale - di notte e nei ritagli di tempo concessi dai suoi due piccoli - disegna e cuce fasce porta bebè e diffonde sul nostro territorio la pratica del babywearing, letteralmente: “indossare il proprio bambino”. Un’usanza antica, quella di portare i neonati sul petto, sulla schiena o sul fianco, avvolti in apposite fasce o marsupi, tipica di altre culture e continenti -  Africa, Asia e Sudamerica- ma che è sempre più apprezzata anche dai genitori italiani.

Al babywearing Emma ci è arrivata più per necessità che per curiosità. La sua prima bimba, Giulia Maria, di culle e passeggini non voleva proprio saperne, preferiva starsene tra le braccia di mamma (come darle torto). “Giulia Maria, la mia prima figlia, è una bambina decisamente ad alto contatto - racconta Emma -. Il suo arrivo mi ha costretto a rivedere le mie certezze e priorità, sono diventata una persona nuova, molto diversa da quella che ero. Cercando di non ascoltare i commenti e i presagi di catastrofi naturali dei parenti, ho scelto di seguire il mio istinto che mi diceva di fidarmi della mia bambina, chi meglio di lei poteva sapere di cosa aveva bisogno?"

"Ho imparato in seguito - continua Emma - che il bisogno di contatto è un bisogno primario, al pari di mangiare e dormire. I primi due mesi li passammo così, teneramente abbracciate giorno e notte. Un’immagine dolcissima, ma non vi dico a che livelli di disordine e disorganizzazione era arrivata la casa, anche preparare una cena decente era diventato quasi impossibile. Mia cognata Monica, impietosita dallo stato di totale indigenza del fratello, nonché mio marito, mi prestò la mia prima fascia elastica. Piano piano mi sono riappropriata della mia libertà. Giulia era tranquillissima accoccolata nella fascia e io avevo di nuovo due mani libere. Con l'arrivo di Giovanni, 20 mesi dopo Giulia, le fasce si sono rese necessarie per darmi la possibilità di seguire la sorella maggiore e la casa, senza togliere niente al nuovo arrivato.”

Emma ha fatto di una necessità un lavoro: si è seduta dietro ad una macchina da cucire e ha cominciato a confezionare le prime fasce, rispondendo con un sorriso alle critiche e ai pregiudizi di chi la incontrava con “addosso” i suoi bimbi al parco o al  tra le corsie di un supermercato. “Dopo tante sperimentazioni, studi e ricerche di tessuti adatti, ho deciso di farne il mio lavoro - spiega ancora -. Ho aperto la partita IVA più di tre anni fa e fortunatamente i miei lavori sono apprezzati da tanti genitori in tutta Italia. La soddisfazione è immensa”

Oltre a gestire una casa, un marito, due figli, il laboratorio delle  e il sito internet "le albiCoccole"  dove commercializza le sue fasce, ha conseguito la certificazione di “consulente del portato” e tiene degli incontri informativi gratuiti sul territorio bresciano e corsi per imparare le legature. Ha anche creato un gruppo Facebook per riunire i genitori portatori del bresciano, che conta più di 600 membri: “Quando ho iniziato qualche anno fa, le fasce erano sconosciute. Ora sono sempre più usate e apprezzate, anche grazie al passaparola. Ultimamente mi contattano anche papà e nonni.”

I benefici  per mamme e bebè sono parecchi: “È provato che i bambini 'portati' soffrono meno di coliche e piangono meno, dato che hanno tutto quello che gli serve: la mamma! Sembra che oltre alla categoria dei marsupiali (canguri, koala), ci sia un’altra categoria: quella dei portati. Noi faremmo parte proprio di quest’ultima categoria. Secondo questa teoria, l’habitat naturale del neonato non è né la culla, né il passeggino ma la mamma. Colei che lo nutre, che lo coccola e che lo cura. Ecco spiegato perché i bambini portati sono così sereni e tranquilli. Ci sono poi molti benefici fisici. La posizione assunta dalle anche del bambino in supporti come le fasce, aiuta a prevenire la displasia dell’anca e nei paesi dove il portare è pratica quotidiana, questo problema è pressoché sconosciuto.”
 
Primo pregiudizio da sfatare: "indossare" i propri bambini non significa viziarli, al contrario: “I bambini portati non sono né più viziati né più dipendenti dai genitori dei bambini non portati. Sembra, anzi, che la sicurezza data da una celere risposta ai bisogni del neonato nei primi mesi di vita porti il bambino ad essere più fiducioso nel prossimo e curioso nell’esplorare l’ambiente che lo circonda. E’ dimostrato che portare favorisce anche lo sviluppo del sistema nervoso. Infatti, il bambino non è lasciato nella culla molte ore al giorno ma è parte integrante dell’attività quotidiana di mamma e papà, con tutti gli stimoli che questo comporta. Portare favorisce indubbiamente l’attaccamento tra mamma e bambino ed è utilissimo anche per i papà, che finalmente possono sperimentare la sensazione di tenere i propri figli come la mamma ha fatto durante tutta la gravidanza.”

Anche il portafogli trae beneficio dal babywearing. Infatti, le fasce possono completamente sostituire passeggini, carrozzine e culle ed I prezzi vanno dai 60 euro in sù. Inoltre, con alcuni tipi di fasce si può portare un bambino dalla nascita fino ai 3 anni circa.

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