Brescia: ex discarica, indagine shock: +30% di tumori nel sud-est

La nuova inchiesta shock firmata da Il Manifesto sulla questione dei rifiuti nel bresciano: nel sud-est della città l'ex discarica Ecoservizi, dove in 30 anni sono stati riversati 130mila mc di rifiuti tossici e pericolosi. Tumori in aumento

Una discarica ad oggi cementata, composta ai tempi di una doppia vasca, e in cui sarebbero stati riversati ben 130mila metri cubi di rifiuti tossici, scorie industriali, acidi e terre contaminate, scarti della chimica industriale. Sita nella zona già inquinata del sud-est bresciano, dove ora al di sopra ‘giace’ una cooperativa sociale che “poco o niente sa di quello che si nasconde sotto il piano di calpestio”.

La nuova e shoccante denuncia arriva ancora una volta dalla penna tagliente di Andrea Tornago, dalle pagine de Il Manifesto: l’ennesima ‘bomba ecologica’, ancora una volta a due passi dalla città. Proprio lì, scrive Tornago, “nel 2011 l’ASL ha registrato un aumento anomalo di tumori del 30%”: è il caso, continua, “dell’ex discarica della società Ecoservizi di Brescia, un colosso industriale del trattamento dei rifiuti speciali pericolosi” che, fino al 2004, “smaltiva da sola un quarto dei rifiuti industriali d’Italia”.

Di proprietà di un ex dirigente della Compagnia delle Opere, attualmente è 'sotto controllo' della Systema Ambiente; la “discarica esaurita” invece è “finita in gestione ad una società con sede a Roma, la Ve-Part”. E ad oggi giace in “uno stato d’abbandono inquietante” tanto che, sostiene Tornago, “non è più impermeabilizzata e le piogge infiltrano i rifiuti, creando volumi enormi di percolato che rischia di tracimare e invadere il piazzale, inquinando i campi e la falda acquifera”.

Se mai dovesse accadere, riferiscono i Comitati cittadini, “sarebbe male, anzi malissimo”. E non manca nemmeno l’allarme ARPA che nel 2009 ha trovato tracce di Cesio 137 nel percolato prodotto dalla discarica, un ‘frutto radioattivo’ che, si legge ancora su Il Manifesto, sarebbe “misteriosamente sparito nei successivi controlli”.

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I lavori di messa in sicurezza annunciati si sono poi interrotti, lasciando tutto in sospeso, nelle mani dei “vecchi e nuovi signori dei rifiuti in Lombardia”.

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