Mazzette ai funzionari per evitare i controlli fiscali: tre condanne

Maxi inchiesta con ben 42 imputati tra imprenditori, commercialisti e funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Brescia.

Noti imprenditori e commercialisti, ma anche dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Brescia: in tutto erano 42 le persone finite nella maxi inchiesta della Procura di Brescia, lunedì approdata in aula.  Le accuse, pesantissime, di cui dovevano rispondere e a vario titolo, erano: abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, corruzione, falso ideologico, omessa denuncia e riciclaggio.

Facevano tutti parte, secondo gli inquirenti, di un “sistema” con cui era possibile (per gli imprenditori) annullare i controlli fiscali o comunque ottenere un trattamento di favore attraverso il pagamento (anche in “cash”) di ingenti somme di denaro, a “colpi” di 10 o 15mila euro alla volta. Le prime sentenze sono arrivate lunedì: 12 indagati sono stati assolti, 11 prosciolti e 16 rinviati a giudizio.

I primi condannati

Dei quindici imputati che avevano scelto li rito abbreviato solo tre sono stati condannati: si tratta dell'imprenditore Angelo Zigliani, del commercialista Massimo De Franceschi e di Angelo Bassi, dipendente dell'agenzia delle entrate. 

La pena più pesante è quella inflitta a Zigliani, condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere con l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Pene sospese per il commercialista, condannato a due anni, e per il funzionario (un anno).

I fatti risalirebbero al 2015 e al 2016: tutto sarebbe partito da un’intercettazione telefonica. Qualche parola di troppo, colta quasi per caso: gli inquirenti stavano ascoltando le conversazioni relative a un’altra indagine (per false fatturazioni) che coinvolgeva altri imprenditori e altri commercialisti.

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