Vittime del terrorismo, Paroli: "Nessuna ragione può giustificare l'uso della violenza"

Oggi è la "Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi". In piazza Loggia la cerimonia ufficiale sul luogo della strage

Oggi è l'anniversario dell'assassinio di due grandi uomini che, seppur in modo diverso, sono stati protagonisti della recente storia politica italiana. Si tratta di Aldo Moro e Peppino Impastato, il primo assassinato dalle Brigate Rosse, il secondo da sicari della mafia a Palermo.

Per questo motivo, il 9 maggio è diventata la "Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi", istituita nel maggio 2007 “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”, con una legge fortemente voluta dal presidente Giorgio Napolitano, convinto che l'Italia sia giunta finalmente a una maggiore  “consapevolezza di cosa siano stati quegli anni", consapevolezza fondamentale per "costruire una storia comune".

Miguel Gotor e le stragi d’Italia:
«Ferocia endemica, perfida e selettiva»

Brescia, come tutti sanno, è stata anch'essa vittima di una delle più efferate stragi degli anni di piombo. Per questo motivo, in piazza Loggia, dove l'8 maggio 1974 morirono otto persone e centodue rimasero ferite a causa di una bomba di matrice neo fascista (mandati "naturalmente" occulti), a mezzogiorno le autorità cittadine hanno voluto commemorare con una corona di fiori il sangue versato dall'odio politico e ideologico.

Il sindaco Paroli, gli Assessori Vilardi (Comune), Peli (Provincia) e il Prefetto Brassesco Pace hanno parlato davanti a decine di ragazzi delle scuole superiori.


Paroli ha ricordato ai giovani presenti l'importanza della memoria, perché il ricordo di quegli anni di violenza "possa essere da argine alla rabbia futura: la democrazia non è mai realizzata una volta per tutte, ma si costruisce giorno per giorno, e di questo impegno fa parte anche la nostra volontà di non dimenticare". Per il sindaco, "niente può giustificare l'uso della violenza, nemmeno le ragioni più condivisibili, nemmeno le più sacrosante proteste".

Il Prefetto ha voluto invece leggere ai ragazzi le parole di Giorgio Napolitano, uomo a cui dice di ispirarsi per compiere ogni giorno il suo impegno da servitore dello Stato: "Dobbiamo trarre una lezione dal passato: l'Italia ha superato non solo momenti di tensione ma periodi tragici che l'hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti".

Parole sacrosante. Forse il disorientamento dei giovani d'oggi, tanti quelli in piazza Loggia in un silenzio davvero commovente, nasce nel vedere che un giorno lo Stato commemora le sue vittime e, contemporaneamente, quel galantuomo di Giulio Andreotti. Che un giorno il presidente del Senato Piero Grasso fa visita al feretro di Agnese Borsellino, e il giorno seguente a quello di un 94enne che, con la sua scomparsa, ha lasciato dietro di sé un'ombra in cui riecheggia un passato oscuro, fatto di rapporti con la mafia e bombe di Stato.

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