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Arrestato ladro degli autogrill: «Rubavo per la bimba appena nata»

Il presunto responsabile è Michele Gavezzoli, 26 anni, incensurato, residente a Roncadelle. E' stato arrestato dalla squadra mobile e dalla polizia stradale grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza

Alessandro Gatta 27 settembre 2011

Da gennaio ad agosto una lunga serie di rapine nella aree di servizio o Autogrill di Ghedi, Campagnola e Valtompia sui tratti autostradali della A4 e della A21, per un bottino comunque di poco inferiore ai 10mila euro. Si è concluso con l’inevitabile arresto la breve avventura criminosa, durata otto mesi, del giovane Michele Gavezzoli, classe 1985, protagonista dei furti notturni con cui cercava di mantenere la famiglia, una giovane moglie e la piccola figlia appena nata. Atto decisivo il suo arresto nei pressi di Ghedi, dove lui dimorava, mentre tentava l’ennesimo colpo questa volta ai danni di un piccolo locale della zona.

Traendo spunto da tale arresto il Pubblico Ministero Valeria Bolici, su richiesta degli inquirenti, ha provveduto all’emissione di un provvedimento di perquisizione presso la residenza di Roncadelle e presso il domicilio di Ghedi. Operazione conclusasi con successo grazie alla cooperazione delle varie sezioni della Polizia Stradale competenti per territorio, Brescia, Verona, Cremona e Bergamo. “Si tratta di un’operazione congiunta – spiega Barbara Barra, dirigente della Polizia Stradale di Brescia – in cui la Provincia di Brescia è l’unico comune denominatore”.

“E’ importante sottolineare lo stretto coordinamento che ha permesso di arrivare all’arresto del Gavezzoli, una persona incensurata e senza precedenti penali, di certo non un rapinatore abituale. Grande merito anche alle descrizioni capillari delle bariste, oltre al tipo di indumenti indossati dal reo, a volte ripetuti e alle semplici modalità di azione”. Teresa Perna, portavoce della Polizia di Stato di Brescia, aggiunge altri particolari: “Nelle prime due rapine si è quasi scusato, si è giustificato dicendo che le rapine sarebbero servite per mantenere la figlia appena nata”.

“A seguito di ogni evento criminoso sono poi stati disposti attenti sopralluoghi e appostamenti ripetuti, senza dimenticare le attente analisi delle videocamere di sorveglianza, effettivamente determinanti nel riconoscimento dell’individuo”. Un rapinatore inesperto che ha comunque cercato di camuffarsi, cambiando indumenti e armi (dal coltello da cucina al taglierino), cambiando perfino il colore dei capelli. Ma non c’è stato niente da fare.

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Ai primi di agosto infatti una riunione congiunta per esaminare i dettagli ed elaborare la strategia più efficace, a cui ha partecipato anche la Squadra Mobile di Brescia. “La Questura, l’Ufficio Investigativo, la Polizia Stradale e la Squadra Mobile – aggiunge Riccardo Tummina della sezione di Brescia – Tutti hanno svolto un ruolo importante nelle attività di coordinamento che in questo modo hanno consentito di unire le eccellenze investigative della Polizia di Stato, anche nella loro specificità”.

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