Operazione Leonessa, arresto shock: in carcere il direttore dell'Agenzia delle Entrate

Arrestati giovedì mattina Generoso Biondi, direttore dell'Agenzia delle Entrate di Brescia, e il funzionario Alessandro Di Domenico: sono accusati di corruzione

Foto d'archivio

La forza dirompente della maxi-operazione condotta da Guardia di Finanza e Polizia di Stato, e coordinata dalla Procura e dalla Direzione antimafia, ha fatto tremare tutta la Lombardia, e oltre: gli strascichi di una deflagrazione giudiziaria che conta più di 200 indagati e oltre 70 misure cautelari partono da Gela, in Sicilia, e arrivano a Torino passando per Milano e appunto Brescia. E proprio nella nostra provincia era stato allestito il quartier generale, dove erano coordinate le operazioni illecite.

Reati e operazioni illecite di ogni tipo

Di tutti i tipi, ricondotte (anche) al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso: in primis l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro, fatture false. E poi minacce, intimidazioni. In tutto sono tre i filoni dell'inchiesta che coinvolge centinaia di persone, compresi imprenditori e professionisti. Al di là del metodo mafioso, per cui non ci sono riscontri, sono stati arrestati anche due dirigenti dell'Agenzia delle Entrate, accusati di corruzione.

Arresti all'Agenzia delle Entrate

Si tratta di Generoso Biondi, direttore della sede di Brescia, e il funzionario Alessandro Di Domenico: giovedì mattina sono stati trasferiti in carcere. Come detto, a quanto pare, accusati di corruzione. Ma senza coinvolgimenti diretti con l'agire mafioso degli altri filoni d'indagine. Si parla di un giro di mazzette, nel settore della pubblica amministrazione: ipotesi di tangenti per annullare pratiche scomode. Ma ulteriori approfondimenti sono d'obbligo. In questo ambito, sarebbero coinvolti anche due militari della Guardia di FInanza

Per quanto riguarda l'operazione criminosa quella "vera", si conterebbero fatture false per circa 250 milioni di euro. Tra gli arrestati anche esponenti della Stidda, la mafia vera e propria, da Gela in Sicilia: avrebbero raggiunto ottimi accordi con imprenditori locali, con rappresentanti della “mafia finanziaria” bresciana.

Le misure cautelari

Tra le tante misure cautelari, 17 sono relative all'associazione a delinquere di stampo mafioso, 15 per indebita compensazione, 18 per reati contro la pubblica amministrazione, 27 per emissione di fatture inesistenti. Tra i volti noti coinvolti nell'inchiesta anche l'imprenditore Rosario Marchese, e i fratelli Bruno e Giovanni Di Giacomo, entrambi esponenti di spicco della Stidda: il primo detto anche “Marlon Brando”, 44 anni, il secondo 47enne e già in carcere. 

La maxi-operazione di polizia, denominata “Stella Cadente”, fa parte di un faldone d'indagine inaugurato addirittura cinque anni fa, nel 2014. A margine di indagati, arresti e misure cautelari, si contano sequestri di beni per un totale di 35 milioni di euro. Da Gela a Brescia, fa sapere la Polizia di Stato, sono stati arrestati “capi, gregari e solidali dell'organizzazione mafiosa Stidda, che gestiva il traffico di stupefacenti e s'infiltrava nell'economia legale con imprese di comodo”.

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