Spazzino per amore e per senso civico: "Sono un figlio della natura"

Antonio Riolo, calzolaio 73enne in pensione, dedica due ore al giorno alla pulizia del giardino pubblico di Campo Marte, senza chiedere nulla in cambio. A muoverlo è solo l'amore per la natura

Antonio Riolo - Copyright © Bresciatoday.it

BRESCIA. Sono le sette di una mattina di fine luglio, strade e tangenziali sono praticamente vuote. La città è ancora deserta, gli uffici e i negozi ancora chiusi. Un'invisibile vita ‘mondana’ si scuote nei giardini e nei parchi. A Campo Marte, i senzatetto, che dormono sui cartoni disposti lungo il muro di recinzione, si risvegliano lentamente, raccolgono i fagotti di plastica dove conservano tutto ciò che possiedono e se ne vanno lasciando intatti i giacigli improvvisati. A raccoglierli ci penserà Antonio: l'angelo custode dell'ex stadio militare.

Il giardino pubblico lentamente si anima: chi passeggia con il cane, chi corre o pedala lungo l’anello centrale di ghiaia. In disparte, occhi bassi, sacchetto e lunga pinza tra le mani c’è Antonio. Come tutte le mattine si è affacciato dal balcone di casa, ha visto vetri rotti e sacchetti di plastica spuntare dall’erba bruciata dal sole e, in men che non si dica, ha preso i suoi arnesi ed è sceso per fare piazza pulita della sporco. Un paio di jeans e una camicia a quadri, setaccia ogni centimetro a caccia di tutto ciò che deturpa e inquina i prati. 

Distratti dall’attività fisica e dalle chiacchiere, in pochi si accorgono di lui e del suo lavoro. Non sono molti anche quelli che lo ringraziano per il suo indispensabile operato. Se non ci pensasse lui a togliere i segni dell’inciviltà, probabilmente sui social sarebbe già stato lanciato il solito allarme degrado e scoppiata l'immancabile polemica virtuale. Di operatori ecologi comunali in azione nel parco, infatti, Antonio non ne ha mai visti.

Il calzolaio in pensione appartiene a tutt’altra generazione. Le lamentele da tastiera non sa neanche cosa siano. Non si è mai riempito la bocca di parole, ma ha sempre agito per curare un bene comune. “Io sono innamorato della natura, se non la rispettano gli altri ci penso io a preservarla - spiega mentre ci mostra una rotella d’acciaio trovata tra l’erba -. Questo lavoro lo facevo già tanti anni fa, poi mi sono scoraggiato perché lo sporco al posto di diminuire aumentava. Era come se il mio sacrificio quotidiano invogliasse le persone a sporcare sempre di più, tanto c’era sempre qualcuno che puliva. Due anni fa ho dovuto andare in pensione. Facevo il calzolaio, ma ho chiuso bottega, perché non lavoravo più. Ormai portano tutti le scarpe da ginnastica, oppure comprano quelle dei cinesi e quando si rompono non le fanno mica aggiustare, spendono di meno a comprarne un paio nuove. Visto che ho tanto tempo libero ho ricominciato a dedicarmi alla pulizia del giardino”.

Antonio conosce ogni angolo di Campo Marte e i suoi occhi si riempiono di meraviglia quando tra le carte e i frammenti di vetro trova un mazzetto di rucola selvatica, che stacca e si mette in tasca: “Io sono un figlio della natura, potrei vivere solo di quello che trovo: conosco tutte le piante e le verdure e spesso le uso per cucinare. Quello che viene dalla terra vale molto di più dell’oro.”

È un'artista e l'ispirazione la trova nell'ambiente che lo circonda. Plasma qualsiasi materiale: dai sassi raccolti ha ricavato numerose composizioni con le quali ha arredato il suo appartamento. Dai rami degli alberi caduti e dalle radici crea piccole statuette che assumono sembianze diverse a seconda dell’angolazione da cui le si guarda.

Oggetti in mostra nel salotto di casa, sulle cui pareti ci sono le fotografie della moglie scomparsa dopo 35anni di dialisi e tre trapianti di rene. Per allungarle la vita anche Antonio le ha donato un parte di sé, ma non è bastato: “Se c’è un paradiso lei se lo è meritato, spero di essermelo meritato anch’io e di ritrovarla là: sorridente e felice, come non ha potuto essere qui sulla terra".

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