Adro scende in piazza per fermare il PGT: «Solo colate di cemento»

Il Comitato 1519 e la manifestazione di sabato pomeriggio: continua la querelle tra amministrazione e ambientalisti, oltre 3mila le firme raccolte e il primo impegno del Consiglio provinciale per l'ambito di tutela

Foto © Comitato 1519

Faceva davvero freddo in quel sabato pomeriggio, i guanti una scelta obbligata e le tante sciarpe e berrette pure. Ma più di un centinaio di persone, provenienti da Adro e dintorni, hanno aderito alla pacifica marcia “per la Madonna della Neve e per il verde della Franciacorta”, partita da Via San Zeno di Torbiato per arrivare poi al municipio di Adro passando ovviamente per il Santuario della discordia, la Madonna della Neve appunto.

“Il sindaco e la maggioranza del Consiglio Comunale – spiega in un volantino il Comitato 1519 che ha partecipato alla manifestazione organizzata da Michele Parzani e dal gruppo Obiettivo Comune – hanno approvato un PGT che prevede la costruzione di una strada ad alta densità di traffico a ridosso del santuario della Madonna della Neve, e una colata di cemento chiamata Città del Vino che ingoierà 50mila metri quadri di terreni coltivati”. Nonostante i primi e leciti dubbi il PGT è stato approvato a maggioranza, e le varie osservazioni presentate quasi tutte controdedotte.


Il Comitato intanto ha continuato a raccogliere le firme per la propria petizione di salvaguardia, fino a superare le 3000 unità, e tutte registrate, mentre ad inizio dicembre la vicenda è arrivata fino al Consiglio provinciale che in diretta battuta “ha assunto un impegno specifico non solo a tutela del Santuario della Madonna ma anche a sostegno della proposta di istituire l’ambito inedibificabile di quasi 3 km quadrati”.

“Stiamo parlando di un luogo che è sacro dal 1519 – ancora il Comitato – e che non solo è un luogo di preghiera ed educazione ma è anche visitato da migliaia di persone, per fede e spiritualità, e da migliaia di ragazzi che frequentano un importante polo scolastico. Stiamo parlando della perdita di decine di migliaia di mq di suolo agricolo, della scomparsa di un bene comune dal valore inestimabile, della cancellazione dell’identità di un luogo storico. Stiamo parlando dell’ennesima amministrazione locale priva di lungimiranza, disposta a sacrificare irrimediabilmente i diritti e le opportunità delle generazioni future per un effimero beneficio immediato”.

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