Adro, tutti contro la nuova tangenziale: «Devasta santuario e vigneti»

Sabato mattina un acceso convegno presso l'istituto paritario Madonna della Neve. In campo i comitati e le associazioni, i cittadini e i frati francescani, che chiedono un PGT diverso, la tutela del Santuario e del territorio

Il Santuario

Difendere l’ambiente e il territorio, costi quel che costi, perché “Adro è uno degli angoli più belli della Franciacorta” e l’attuale PGT non porterebbe altro che “devastazione” ad una “bellissima porzione di campagna” e un’area “molto importante dal punto di vista storico e archeologico”. Questo il tema del convegno organizzato dall’Associazione Terre di Lombardia in collaborazione con il Comitato 1519, l’Associazione Monte Alto e i frati dell’istituto paritario Madonna della Neve, tanta gente e tante domande, il pubblico che si scalda, qualcuno che se ne va, le risposte non sempre esaustive del sindaco Oscar Lancini, l’appello dei frati e di padre Passarini, che si chiede il perché, “perché privarsi della serenità di questo straordinario scorcio, perché offuscare gli sguardi dei bambini con queste giungle d’asfalto, queste foreste di cemento?”.

I punti critici sono parecchi, ripete il Comitato, la nuova strada che dovrebbe circondare l’area del Santuario che dà il nome anche all’istituto scolastico paritario, le tre rotonde che andrebbero a completarla, un’altra bretella che passerebbe accanto (e tra) i vigneti. Oltre a questo una nuova area edificabile di oltre 5mila metri quadri, e una specie di Università del Vino, un centro specializzato sulla viticultura di circa 50mila mq. E allora ecco le quasi 2mila firme, e le osservazioni che verranno presentate in tempi brevi, e le richieste da cui “l’amministrazione non può prescindere”, la salvaguardia della vasta area verde con l’istituzione di un ambito di tutela per il Santuario Madonna della Neve, tre chilometri quadrati  in cui la parola d’ordine sarà ‘inedificabile’, senza nuove strade, senza nuovi ambiti di trasformazione, anche produttivi.

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Un’area che arriverebbe a comprendere anche lo storico laghetto del Sala, dove invece si prevedono quasi 20mila mq di volume edificabile, “asfalto e cemento”, e parte di Via Torbiata, la più antica strada che collegava Brescia e Bergamo e nei cui paraggi è stata scoperta di recente una fornace romana, con tanto di villa annessa. “Chiediamo solo più lungimiranza – spiega Gianluigi Zanetti, presidente del Comitato 1519 – Lo sviluppo non è solo consumo di suolo, è anche qualcos’altro. Abbiamo edificato tantissimo negli ultimi decenni, abbiamo edificato troppo. Ora serve più qualità, e meno quantità. Non servono cinture di asfalto, tantomeno attorno al Santuario. Un luogo dalla dimensione universale, vero patrimonio dell’umanità, e che nessuna amministrazione locale dovrebbe permettersi di modificare”.

 La cultura del capannone, eccola di nuovo qua: “Un guadagno che riguarda solo alcuni, e non la collettività – aggiunge Alessandro Gatti dell’Associazione Monte Alto – a scapito del patrimonio naturale che invece è patrimonio di tutti. Scelte che vanno rimodulate e riviste, con un occhio alla progettualità sociale che in questo PGT manca davvero. E non vogliamo sentire le solite cose, le leggi dell’urbanizzazione le conosciamo tutti: dove ora c’è un incrocio presto ci sarà nuova edificazione. La nostra non è una polemica di principio ma il riflesso di una spontanea analisi dei costi e dei benefici. E a fronte di un effimero ritorno economico non vale la pena intaccare questo scenario, il nostro scenario e il nostro territorio, la risorsa più preziosa e purtroppo non rigenerabile”.

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