Inneggia alla jihad, arrestato e messo in libertà: “Non basta un like su Facebook”

La sentenza del Tribunale del Riesame sulla vicenda di Gaffur Dibrani, il 24enne di Fiesse che era stato arrestato in autunno, poi scarcerato e infine espluso. La Procura annuncia ricorso

Apprezzamenti sul martirio in nome della Jihad, richiami al paradiso islamico, al combattere in nome di Allah: ma nessun riferimento diretto all'Isis e al terrorismo, se non per l'apprezzamento virtuale (un “like”) che il giovane kosovaro, ma residente a Fiesse, aveva messo a un video in cui sfilavano i soldati del Califfato.

Gaffur Dibran, jihadista di Fiesse:
“Scorrerà il sangue in questa via”

Basta questo per l'annullamento dell'ordinanza della custodia cautelare che era stata emessa in prima battuta: lo ha deciso il Tribunale del Riesame. Il giovane Gaffur Dibrani (arrestato ai primi di novembre) era finito in carcere per apologia di terrorismo, considerato in qualche modo vicino agli ambienti dell'Isis.

Ma invece i suoi post, i suoi commenti e i suoi like su Facebook sarebbero esclusivamente riferibili alla propria matrice religiosa, appunto musulmana. Avrebbe sostenuto la jihad, la guerra santa contro gli infedeli, ma solo dal punto di vista religioso. Nessun riferimento dunque al terrorismo reazionario degli islamici più integralisti.

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