Edilizia: dopo la crisi, la "ripresina" non basta. Produzione in aumento dello 0,1%

I dati diffusi dall'Istat e relativi alla scorsa primavera: nel trimestre marzo-maggio la produzione nelle costruzioni è aumentata dello 0,1%

La chiamavano “ripresina”: la forma gergale per definire, dal punto di vista economico, una lunga e lenta risalita dopo la crisi del mattone dell'ultimo decennio. Qualcosa in effetti si è mosso, anche visivamente, e pure a Brescia e provincia: in attesa della "fotografia" estiva, attesa per la fine di settembre, l'Istat ha comunque reso noti i dati sulla produzione nel settore delle costruzioni e dell'edilizia, a livello nazionale.

I dati dell'Istat

Nel maggio scorso, rispetto ad aprile 2019, si è registrata una lieve flessione (pari al meno 0,1%) per l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni. In ogni caso, nella media del trimestre marzo-maggio 2019, la produzione nelle costruzioni è aumentata dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

E ancora, scrive l'Istat, su base annua l'indice corretto per gli effetti di calendario (quando i giorni lavorativi sono stati 22, nel maggio scorso, come nel maggio del 2018) cresce addirittura del 2%. Infine l'indice grezzo della produzione nelle costruzioni, che registra lo stesso aumento (quindi +2%) rispetto a maggio 2018.

L'interpretazione dei dati

C'è chi la potrebbe definire “stagnazione”, altri invece “stabilità”: dipende da cosa si vuole raccontare. Comunque il mercato è fermo, o quasi, come confermato dalle previsioni sul Pil italiano (che sarebbe in leggera flessione, dello 0,1%). Sul tema del grande mercato del mattone, le interpretazioni sono diverse.

Non va dimenticata la questione degli spazi: quanto è stato costruito e dove, spesso con la mancanza di una programmazione urbanistica non solo a lungo termine, ma pure a medio termine (basta guardare alcune zone del lago di Garda). E poi ci sono gli echi della cosiddetta “cultura del capannone”, quella forma di sviluppo economico – caratteristica del Nord-Est italiano, e quindi anche bresciano – che ormai è diventato un paesaggio costante, sulla direttrice Milano-Venezia (basta contare quanti ce ne sono, di capannoni, lungo l'autostrada).

Altro fattore da non sottovalutare, ma endemico nella fase più matura della società capitalista moderna, il rallentamento se non addirittura il calo demografico: se la popolazione diminuisce, le case per forza di cose si svuotano. Meno gente, meno case: certo ci sono ancora quelle sfitte da riempire, a migliaia. Ma il settore delle nuove costruzioni rischia un calo costante e inesorabile. La nuova sfida infatti, rilanciata anche da numerose aziende bresciane, è quella del recupero dell'esistente, e della ristrutturazione.

Edilizia residenziale: un dato italiano

Si diceva della “ripresina”, che comunque c'è. I dati più aggiornati dell'Istat raccontano infatti di una lieve crescita anche per quanto riguarda le nuove abitazioni, insomma le nuove case (o condomini) costruiti da zero. Se infatti nel 2017 si contavano 51.859 nuove abitazioni, lo scorso anno sono state 52.935, oltre un migliaio di più. Cresce di conseguenza anche la superficie utile abitabile, in metri quadrati: erano 4,470 milioni nel 2017, invece 4,745 milioni lo scorso anno.

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