Orti all'ombra della Caffaro: cosa si può coltivare nei terreni contaminati

Il Comune di Brescia ha pubblicato l'ordinanza che disciplina la coltivazione degli ortaggi nelle aree del Sin Caffaro: ecco cosa (e come) si può coltivare

Coltivare ortaggi all'ombra della Caffaro, il celeberrimo sito contaminato della città di Brescia? Si può fare, ma rispettando le regole. E' infatti in distribuzione in questi giorni, nelle abitazoni della zona del Sin (Sito di interesse nazionale) Caffaro, una locandina che spiega in maniera semplice (in italiano e in inglese) quali sono gli ortaggi che si possono coltivare negli orti privati e quali sono le comuni prassi igieniche da seguire.

Queste informazioni sono tratte dalla nuova ordinanza sindacale, relativa appunto al Sin Caffaro, in vigore fino al 30 giugno 2020 e disponibile per intero sul sito internet istituzionale del Comune di Brescia, nella quale sono specificate le modalità di fruizione delle aree verdi e dei terreni agricoli, i dettagli e le disposizioni da rispettare.

Cosa (e come) si può coltivare

Questi sono gli ortaggi che possono essere liberamente coltivati anche sui terreni della zona: aglio, cavolfiore, cipolle, cetrioli, fagioli, finocchi, melanzane, piselli, pomodori e verza. Gli altri ortaggi possono essere coltivati esclusivamente in cassoni contenenti terra idonea, utilizzando appositi attrezzi.

Ai residenti viene poi ricordato di seguire le comuni prassi igieniche:

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  • Indossa guanti e stivali quando sei a contatto col terreno
  • Elimina il terreno dalle verdure e dagli indumenti prima di entrare in casa
  • Pulisci e lava i prodotti del tuo orto prima di consumarli

Rifiuti e scarti vegetali

Nel volantino si specifica, infine, che tutto il materiale di scarto vegetale dovrà essere portato e smaltito nell'apposito contenitore rosso. A margine dell'ordinanza, il commento negativo della sezione bresciana dell'Isde, l'Associazione medici per l'ambiente: “L'ordinanza, di fatto – si legge in una nota firmata dal presidente Celestino Panizza – apre alla possibilità di coltivazione sulle aree contaminate in spregio alla vigente normativa, in quanto non è stata fatta neppure la valutazione del rischio prevista dal Regolamento relativo agli interventi di bonifica delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento. Alla luce della storica contaminazione della catena alimentare – continua Panizza – l'eventuale utilizzo a scopo agricolo delle aree contaminate, che riguardano non solo il Sin Caffaro ma anche tutti i terreni serviti a scopo irriguo dalle rogge, dovrebbe essere dedicato a produzioni non alimentari o comunque a colture che non implichino il rimaneggiamento del terreno contaminato”.

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