"Cacciatori assassini": per qualche animalista è l'ora di guardarsi allo specchio

L'editoriale

Nella battaglia per proteggere gli animali dagli "odiati" cacciatori, ormai sembra diventata lecita qualsiasi iniziativa. Nella nostra provincia qualcuno è arrivato a costruire persino trappole antiuomo, come quella rinvenuta a inizio mese a Pompiano: sbarre metalliche con sopra saldati dei chiodi, ben mimetizzate sotto erba e scarti di mietitura. Ma è solo uno dei tanti episodi registrati: dalla trapezista molestata al circense morto d'infarto durante una protesta, agli stupidi commenti sulla morte di un pensionato sbranato da un cinghiale: "Sapeva a cosa andava incontro".

E' una nobile scelta, quella del vegetarianismo: ogni forma di vita è sacra, ogni forma di vita va protetta e tutelata. Una scelta intrapresa da tanti personaggi illustri della storia dell'umanità: Lev Tolstoj, Franz Kafka, Margherita Hack, Umberto Veronesi, solo per citarne alcuni vissuti negli ultimi due secoli; la lista sarebbe lunghissima. Ma una cosa è portare avanti una lotta di sensibilizzazione, un'altra è cadere nel fondamentalismo, che, come ogni estremismo politico o religioso, porta al sonno della ragione e alla nascita di mostri.

Perché, se si vuole proteggere la vita in ogni sua forma, non si può rischiare di mettere in pericolo quella di altri essere umani, quali (sembra folle ricordarlo, ma ormai il livello è questo) sono anche i cacciatori. E, se proprio, meglio che muoia un'anatra che un padre di famiglia impegnato in una battuta di caccia. Tra i chiodi nascosti sotto l'erba a Pompiano gli animalisti hanno lasciato un biglietto: "Cacciatori assassini". Forse è giunta l'ora di guardarsi allo specchio.

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