Operai morti di cancro, imprenditore condannato: "Nota la pericolosità dell'amianto"

La magistratura ha riconosciuto le responsabilità della Pasotti Legnami nella morte degli operai Giuseppe Di Fraia e Noé Ghidoni

Bonifica amianto (foto di repertorio)

Sono state rese note in questi giorni le motivazioni della sentenza che, lo scorso autunno, ha portato alla condanna di 1 anno e 4 mesi per Mario Pasotti, ex dirigente della Pasotti Legnami, l’azienda bresciana - con sito produttivo a Rezzato e quartier generale a Brescia - fallita negli anni ‘90.

Due morti per amianto

La magistratura riconosce delle responsabilità dei vertici aziendali per la morte dei due operai Giuseppe Di Fraia, deceduto il 23 maggio del 2012, e Noé Ghidoni, morto invece l’11 giugno del 2015. Entrambi hanno perso la vita a causa di patologie legate all’esposizione da amianto, proprio dopo aver lavorato - anche se in momenti e contesti diversi - per la Pasotti Legnami.

Di Fraia aveva lavorato due anni per la Pasotti, tra il 1981 e il 1983: era impegnato in Irpinia per montare le casette per i terremotati. Nonostante il periodo relativamente breve, secondo i giudici tanto è bastato per peggiorare le condizioni di salute dell’operaio: l’amianto, infatti, avrebbe accelerato lo sviluppo di un carcinoma ai polmoni.

Le responsabilità dell’azienda

Ghidoni ha invece lavorato più di 20 anni per la Pasotti, dal 1973 al 1994 (che poi sarà l’anno del fallimento dell’azienda): a lui nel 2015 verrà diagnosticato un mesiotelioma pleurico epitelioide sinistro, giudicato compatibile dai magistrati con il lungo periodo di esposizione all’amianto.

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"Già a partire dagli anni '30 - scrivono i giudici - era nota la pericolosità dell'amianto dal momento che con certezza si conosceva il nesso causale con l'asbestosi. Ad ogni buon conto si deve sottolineare che i fatti di causa si collocano negli '80 dunque in epoca ove, pacificamente, la conoscenza della pericolosità dell’amianto non era più circoscritta alla comunità scientifica, ma ormai patrimonio comune nei settori produttivi ed industriali".

A detta dei giudici, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza, si sarebbero potuti ridurre gli effetti dell’amianto utilizzando adeguate precauzione: dalle mascherine alle protezioni da far indossare agli operai, fino agli impianti di aspirazione delle polveri. Insomma, per la magistratura quelle due morti si sarebbero potute evitare.

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