Maurizio è guarito dal Coronavirus: "Effetti collaterali devastanti, mi sento miracolato"

Il racconto di Maurizio: il 44enne che per primo era risultato positivo al Coronavirus in Val Camonica. È stato dimesso ed è a casa con la sua famiglia, ma 14 giorni fa non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto.

Foto di repertorio

Un viaggio all’inferno, nel girone dei contagiati. È quello che ci racconta Maurizio, 44enne camuno. Proprio lui era stato il primo valligiano risultato positivo al Covid-19. Un calvario cominciato lo scorso 28 febbraio, quando all’ospedale di Esine era arrivata la conferma della positività al virus: “Avevo una polmonite bilaterale interstiziale: mi sono spaventato tantissimo e ho temuto di non farcela”, ci racconta.

Per fortuna, la sua battaglia è finita bene: è stato dimesso dopo 10 giorni trascorsi in tre ospedali diversi. Ora è a casa, con la sua famiglia: niente tosse, né febbre. Ma è ancora presto per cantare vittoria: “Finché il tampone, che effettuerò nelle prossime ore, non darà esito negativo non sarò del tutto tranquillo”.

In dieci giorni di ricovero - prima ad Esine, poi a Mantova e infine a Castiglione delle Stiviere - ha visto e vissuto l’emergenza sulla propria pelle e della lotta ne porta ancora i segni, nel corpo e nell’anima.

“Ho perso 10 chili in 10 giorni e ci sono stati attimi tremendi in cui non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, ma ce l’ho fatta - racconta a Bresciatoday -. Sicuramente, il mio fisico da sportivo mi ha aiutato, così come il sostegno di amici e parenti: i loro messaggi, le loro chiamate mi hanno dato la forza nei momenti più difficili. Appena dopo il ricovero a Mantova, i dottori mi dissero che da un secondo all’altro avrei anche potuto smettere di respirare. Per fortuna non ho avuto bisogno del respiratore, ma la paura era davvero tanta e mi sento miracolato. I medici non sapevano cosa fare e procedevano a tentativi: sono stato curato con degli antivirali usati per l’Aids e l’Aviaria. Una terapia farmacologica che, mi hanno spiegato, era del tutto sperimentale. Con il senno del poi, mi sento di dire che abbia funzionato, anche se gli effetti collaterali erano davvero devastanti. I primi due giorni sono stato malissimo: avevo continui giramenti di capo, una forte diarrea e rimettevo spesso.”

Sotto gli occhi la triste sfilata delle barelle: “In un giorno dalla finestra della camera ho visto arrivare, uno dopo l’altro, almeno 10 nuovi pazienti positivi al Coronavirus. Alcune persone che erano con me non ce l’hanno fatta, altri invece sono stati dimessi. La situazione negli ospedali in cui sono stato era critica e a volte mi sono sentito trattato come un animale: per evitare di continuare a cambiare il vestiario, è capitato che il pranzo e la cena venissero messi in alcuni sacchetti di plastica e poi lanciati all’interno della stanza. Un comportamento che mi ha fatto arrabbiare parecchio.”

Un incubo per fortuna terminato venerdì 6 marzo, quando Maurizio è stato dimesso dall’ospedale di Castiglione delle Stiviere e ha potuto tonare a casa con la moglie e i figli. Ovviamente la sua vita non è tornata alla normalità: “Sono ancora rinchiuso in casa e lo sarò finché il tampone non sarà negativo. Questa bruttissima esperienza mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose: come aiutare i miei figli e fare i compiti, guardare il paesaggio fuori dalla finestra e ammirare la luce del sole”.

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Una storia a lieto fine e un messaggio di speranza per chi sta combattendo la sua stessa battaglia: “Non perdetevi d’animo - conclude Maurizio -. Abbiate fiducia dei medici e degli infermieri".

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