Bimbi morti al Civile, medici e infermieri contro gli insulti: "Ci siamo presi cura di loro"

Mentre proseguono le indagini sulla morte dei bambini al Civile, medici, operatori e infermiere del reparto rispondono agli insulti ricevuti sui social network

Il post di un'infermiera della TIN dell'ospedale Civile di Brescia

Rispondono sui social alle tante malignità di questi giorni, mettendoci la faccia: sono i medici, gli operatori e le infermiere del reparto di Terapia intensiva neonatale del Civile di Brescia, da qualche giorno inevitabilmente sotto i riflettori dopo la morte di quattro bambini (in poco più di una settimana). Sull'accaduto sta già indagando la Procura, che ha aperto un fascicolo (contro ignoti) per omicidio colposo: anche la Regione e il Ministero hanno inviato una task-force di ispettori.

“Sono un'infermiera della Terapia intensiva neonatale agli Spedali Civili di Brescia e ne vado fiera”: è questo il messaggio che rimbalza di bacheca in bacheca, su Facebook e su Instagram, scritto e pubblicato dalle stesse infermiere che lavorano in reparto. E così c'è Linda S., o Paola T., e ancora Emanuela, e poi Maura che scrive “Sono infermiera da 14 anni e ne vado orgogliosa”.

E la risposta social agli attacchi social potrebbe non essere l'unica. La dirigenza dell'ospedale infatti si starebbe già attivando per denunciare tutti quelli che ci sono andati un po' troppo pesante. Anche gli stessi dipendenti avrebbero chiesto una qualche forma di tutela.

Il commento di chi lavora in reparto

“Io lavoro in quella Terapia intensiva neonatale che state mettendo alla gogna - scrive Laura B. - Lo direi a voce alta se potessi, perché sono fiera di essere parte di quella grande famiglia. […] Non mi viene semplice non replicare ad alcuni commenti che state rivolgendo a me e ai miei preziosi colleghi (medici, infermieri, personale di supporto, nessuno escluso). Commenti disuami, che toccano la nostra professionalità nel profondo. Cattivi, come il mondo sta diventando. Falsi e ignoranti, ovvero che non conoscono, come voi che vi permettete di parlare di medicina e scienze infermieristiche davanti a una persona che ha lottato per esserlo nella vita, e ha studiato a lungo per poter salvare delle vite umane”.

E ancora: “La morte esiste e non possiamo nasconderlo, soprattutto in un reparto critico come la Terapia intensiva neonatale. Ma di miracoli ne accadono ogni giorno, e oltre alla cruda morte qualche volta meritereremmo di ascoltare qualche storia felice. Continuerò a credere che il mondo sia diverso da quello che sto percependo oggi. Con tutto il rispetto e l'affetto, mando un abbraccio alle famiglie dei piccoli che se ne sono andati troppo presto, e di cui ci siamo presi cura fino all'ultimo respiro”.

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